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Usa, rischio stop per la vendita di armi ai sauditi

Di Emanuele Rossi
In In Evidenza
27/06/2017
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Il senatore del Tennessee Bob Corker ha inviato una lettera al segretario di Stato americano Rex Tillerson spiegando che sarà lui stesso a bloccare ogni genere di vendita di armamenti verso alcuni alleati mediorientali come Arabia Saudita o Emirati Arabi finché non si risolverà la crisi diplomatica nata tra il Consiglio della Cooperazione del Golfo (GCC) e il Qatar.

Perché è importante
Quello che dice Corker ha un certo peso per diverse ragioni. Primo, è un senatore influente e apprezzato dal partito. Secondo, è il capo della Commissione Esteri del Senato e ha in mano un buon grado di potere su questioni del genere. Terzo, è un concorrente potenziale per le prossime elezioni di mid-term che si terranno a novembre del 2018, in cui potrebbe incontrare l’ostacolo dei trumpiani più convinti del suo Stato (dove Donald Trump ha vinto con oltre il 60 per cento la gara presidenziale). Quest’ultimo aspetto, seppur laterale, fa inserire la vicenda anche nella cartella “rapporti tra Trump e partito”; Corker ha sostenuto Trump, ma da un po’ di tempo è critico verso la Casa Bianca, che è “in una spirale verso il basso” e in cui “si sta creando un ambiente preoccupante”, per usare le sue parole.

La situazione precipitata
Corker ha scritto che, dopo la visita dello scorso mese di Trump a Riad, durante la quale sono stati chiusi accordi per forniture militari da oltre 100 miliardi di dollari, la situazione “è precipitata in un conflitto”, mentre il ruolo del presidente americano è cercare stabilità: “Tutti i Paesi della regione devono fare di più per combattere il terrorismo, ma recenti dispute tra i paesi del CCG servono solo a danneggiare questi sforzi per combatterlo, e per contrastare l’Iran”.

Flashback: l’isolamento
L’isolamento nei confronti di Doha è ufficialmente dovuto ai collegamenti del Qatar con organizzazioni terroristiche, ma in realtà dietro a questa mossa politico-strategica fortemente voluta dalla nuova classe dirigente saudita ed emiratina c’è la volontà di abbassare il ruolo dell’emirato nell’ambito delle dinamiche regionali. Riad e Abu Dhabi non amano la postura propria e assertiva che i qatarioti hanno preso su diverse questioni; tra l’altro il rapporto più o meno aperto mantenuto con l’Iran, repubblica sciita nemica delle monarchie sunnite del Golfo, con cui però il Qatar condivide un enorme reservoir di gas naturale.

Il senato e gli occhi su Riad
La vendita di armamenti agli alleati negli Stati Uniti funziona così: ogni proposta di transazione commerciale, una volta recepita e valutata dal dipartimento di Stato, viene notificata al Congresso. A quel punto i legislatori hanno la possibilità di prendere azioni comuni, o a maggioranza, per modificare o bloccare l’affare. Oppure lasciar scorrere il deal. La commissione che presiede Corker svolge un ruolo centrale in queste vendite: e può far in modo di bloccarle. Per esempio, all’inizio di giugno è passata per il Senato una parte di quei 100 miliardi: 500 milioni di missili di precisione per Riad. Il voto finale è stato 53-47 a favore della vendita, e questo significa che comunque c’è stata un’ampia fetta di senatori che si erano già opposti a fornire altre armi all’Arabia Saudita: la mozione contraria, poi sposata da molti democratici, era stata proposta dal senatore repubblicano del Kentucky Rand Paul, il quale diceva che era ingiusto dare ulteriore sostegno armato ai sauditi visto che poi quelle armi le avrebbero potute usare in Yemen, dove Riad è impantanato nella guerra contro i ribelli Houthi in cui stanno morendo migliaia di civili.

Le mosse dell’amministrazione
Domenica 25 giugno Tillerson era tornato ad appellarsi alle nazioni mediorientali in crisi, chiedendo un passo ulteriore verso la stabilità e ammettendo che sarà molto difficile che il Qatar possa accettare la lista di 13 cose da fare proposta da sauditi ed emiratini per fermare l’isolamento. Il segretario di Stato, che con il dipartimento che dirige sta muovendo i passi americani all’interno del pasticcio nel Golfo, ha da sempre seguito una linea più diplomatica rispetto alla Casa Bianca. Trump ha invece fatto eco alle accuse saudite, dicendo che Doha finanzia i terroristi.

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(Foto: Twitter, @SenBobCorker, da sinistra Corker, Trump e il capo dell’NSC McMaster)

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