Trovaci su: Twitter

Pensieri Spaziali

Di Roberto Vittori
In Columnist
23/06/2017
0 Commenti

L’era del recycle

Il recycle va di moda, ed è giusto che sia così. La speranza è di ridurre l’inquinamento e lo spreco (anche se a volte il dubbio rimane di quanto sia l’effettiva utilità dello sforzo). E per lo spazio? La spettacolarità dell’atterraggio verticale del primo stadio del Falcon 9 non può essere messa in discussione. La particolarità del sapere che i razzi di SpaceX possono essere riutilizzati è da titolo di prima pagina (seppur per riviste specializzate). Ma quanto è il vero vantaggio economico dell’operazione? Inoltre, è veramente questa la tecnologia in grado di stravolgere l’accesso allo spazio riducendone drasticamente tempi e costi?

Il successo di Elon Musk (fondatore e ceo di SpaceX) è indubbio e indiscusso: mettere in orbita un payload, per poi essere in grado di fare atterrare il primo stadio del razzo vettore (ripristinarlo per poi utilizzarlo di nuovo) è assolutamente innovativo e brillante ma – giocando con le parole in inglese – parliamo di reusable or refurbishable? Per reusable si intende atterrare, ripulire, rifornire e ripartire (un po’ come per gli aeroplani di linea). Per refurbishable si intente atterrare, ma poi dover intraprendere azioni di ripristino significative (per esempio smontare i motori, riportarli in fabbrica per verificarne l’effettiva efficienza, ecc.). Per il Falcon 9 sembra proprio che questo secondo sia il contesto. Un lavoro importante, lungo e costoso è necessario per ripristinare il razzo a condizioni di effettiva utilizzabilità. Anche lo Space Shuttle era in questo modo, infatti, più che reusable era, al meglio refusbishable (non riutilizzabile, ma ripristinabile a condizione di volo).

Forse, malgrado il genio, Elon Musk sta puntando sulla configurazione sbagliata per sperare di avere sistemi veramente reusable. Non dimentichiamo, infatti, che esiste per noi, sul pianeta Terra, un equilibrio molto particolare tra le caratteristiche fisiche della nostra atmosfera e la gravità. Pertanto, il modo naturale di operare in maniera efficiente è probabilmente con sistemi in grado di sfruttare l’atmosfera (e non di combatterla). Per i sistemi a decollo verticale l’atmosfera è un disturbo (un vero e proprio trauma), e lo stesso per i sistemi ad atterraggio verticale: per i razzi, sarebbe più semplice se l’aria non ci fosse.

Più naturale invece utilizzare sistemi con ali, anche piccole, ma sufficienti a sviluppare la portanza per decollare e atterrare in orizzontale. Le stesse ali permettono di “volare” sfruttando come ausilio l’aria (invece che combatterla come per i razzi). Forse si potrebbe concludere che i razzi sono una parte importante del nostro passato spaziale, del nostro presente, e del futuro dell’esplorazione profonda del sistema solare, ma sempre e solo one way. Per il reusable bisogna andare oltre, guardando ai lifting body come base tecnologica del futuro delle operazioni aerospaziali in grado di operare con routine di ripartenza.

Lascia un commento

avatar