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Food for Flight

Di Gregory Alegi
In Columnist
23/06/2017
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Gli spaghetti alla Piazza

Il capitano Sergio Flaccomio caricò la 389a Squadriglia su un camion con rimorchio. “Domani prenditi una giornata di riposo e porta la squadriglia al mare”, gli aveva detto il colonnello comandante del 50° Stormo Assalto in quella giornata estiva del 1942. Detto fatto. Il programma era semplice: trovare una spiaggia, farsi un bagno sognando di essere in Italia, pranzare con pasta con il sugo e scatolette scaldate sulla riva accendendo un fuoco con qualche sterpo. Tutti nudi, per sottolineare ancor più il legame di sincerità e cameratismo già forgiatosi negli aspri combattimenti nei cieli della Libia. Guai a chi, arrivato da poco in Nord Africa, tentava di tenere addosso costumi, mutande e altri accessori come se fosse a Forte dei Marmi. Insieme, letteralmente senza nulla da nascondere, per una volta saltarono le convenzioni militari. Nel giro di pochi minuti vi era chi diventava Pancetta, chi Gambe Secche, chi Piedipiatti, senza troppo distinguere tra avieri di manovra, sottufficiali specialisti e ufficiali piloti.

Fu così che Flaccomio, allontanatosi per una passeggiata lungo la costa, finì per imbattersi in un altro italiano, anche lui rigorosamente nudo, intento a raccogliere qualcosa in acqua a pochi metri dalla riva. Vedendolo calvo, in cuor suo lo battezzò Piazza e infine, dopo averlo osservato per qualche minuto, gli parlò, senza presentazioni, nomi, gradi. “Raccolgo le patelle”, rispose Piazza, mostrandogli il coltello che usava per staccare i molluschi dallo scoglio. “Ne vuoi?”, disse porgendogliene una. “Buone davvero”, commentò soddisfatto Flaccomio dopo averla assaggiata. “E che ne fai? Le mangi tutte crude?”. “Un po’ le mangio crude, con il limone. Con le altre ci faccio il sugo per la pasta”. “Ci vorrebbe il pomodoro fresco”, commentò Flaccomio. “Eh sì! Ma chi lo trova qua?”, sospirò Piazza, lanciando una conversazione sulla difficoltà di fare un buon sugo in quella terra desolata e con quello che passava la sussistenza militare.

La conversazione finì, senza complimenti, come era iniziata, e ciascuno andò per la sua strada. Qualche tempo dopo, in una delle cerimonie che non mancavano neppure in guerra, il capitano Flaccomio si trovò davanti il generale Piazza. La bustina portava gradi importanti e copriva la calvizie, ma non c’era dubbio che l’attuale generalone fosse l’ex pescatore di patelle. “Sai, gli spaghetti? Una cannonata”, disse dopo i saluti ufficiali. “Se non ti secca, te li copio”, rispose Flaccomio con un gran saluto fuori ordinanza. E nel menù della 389a Squadriglia entrarono gli “spaghetti alla Piazza”.

Spaghetti con patelle e pomodoro
Ingredienti (4 persone): 1 kg di patelle, 400 gr di spaghetti, passata di pomodoro, 1 bicchiere di vino bianco, 2 spicchi d’aglio, olio d’oliva, prezzemolo tritato, peperoncino
Preparazione: Mettere le patelle in un tegame con il vino, coprirle e lasciarle cuocere fino a staccare l’animale dalla conchiglia. Togliere dal fuoco prima che le patelle si induriscano. A parte, soffriggere l’aglio e il peperoncino. Aggiungere le patelle e scaldare per qualche minuto. Aggiungere il pomodoro in quantità secondo la propria preferenza e cuocere per qualche minuto. Separatamente, scolare gli spaghetti e saltarli brevemente in padella con il sugo. Finire con il prezzemolo tritato

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