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Strategicamente

Di Andrea Margelletti
In Columnist
23/06/2017
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Quale destino per l’hub Nato anti-terrorismo?

Lo scorso 25 maggio si è concluso a Bruxelles il Summit Nato dei capi di Stato e di governo, incontro molto atteso sia per la prima partecipazione del nuovo presidente Donald Trump, sia per la volontà di definire una volta per tutte la nuova direzione dell’Alleanza nell’ambito della lotta al terrorismo di matrice jihadista. In effetti, la volontà di aumentare l’impegno alleato è stata affermata e anche con convinzione, sia attraverso la decisione di aumentare gli sforzi nella lotta all’Isis, sia attraverso la scelta di creare una nuova cellula d’intelligence, nel quadro della Intelligence Division presso il quartier generale di Bruxelles.

Ciò che invece è stato toccato solo a margine, per la precisione nello statement finale del Segretario Stoltenberg, è il futuro hub presso il Joint force command di Napoli. Una questione singolare, questa, visto che scopo dichiarato della creazione dell’hub è proprio quello di fungere da sentinella del Mediterraneo, fondamentale per il monitoraggio dei rischi provenienti dai Paesi rivieraschi in situazione di crisi. Infatti, la posizione strategica del futuro hub ben si presta ad acquisire il ruolo di leader nel coordinamento e nella gestione delle informazioni provenienti dal fianco sud dell’Alleanza, guidare l’attività di ricerca informativa, svolgere attività di early warning e situational awareness e coordinare gli sforzi alleati nelle future operazioni nel teatro mediterraneo e mediorientale.

Proprio alla luce di ciò, e dell’aumento dell’intensità della minaccia terroristica che da due anni a questa parte scuote con sempre maggiore forza e aggressività il panorama europeo, è quindi fondamentale che gli alleati non perdano di vista l’importanza strategica di dare effettività a un progetto, quello dell’hub, che permetterebbe di ottimizzare gli sforzi della Nato a protezione del proprio territorio verso molteplici tipologie di minacce. Quindi, pur in un periodo in cui la politica nazionale rischia di essere catalizzata dall’atavico fascino dell’agenda interna, è necessario un ulteriore sforzo del governo per imprimere un’accelerazione decisiva all’hub di Napoli, superando definitivamente le eventuali disattenzioni di qualche partner atlantico.

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