Trovaci su: Twitter

Un polo italiano per la demolizione aero-navale?

Di Gregory Alegi
In In Evidenza
21/06/2017
0 Commenti

Trasformare la demolizione di aerei e navi da problema ambientale in opportunità economica. È questa, in sintesi, l’idea del polo del “decommissioning” da realizzare nella città ionica illustrata nei giorni scorsi alla Camera di Commercio di Taranto da imprenditori e soggetti pubblici. Una nuova forma di «economia complementare» e di «simbiosi industriale», come l’ha definita il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, doppiamente interessante per la città da tempo alle prese con la duplice sfida occupazionale e ambientale ricordata dal rettore dell’università di Bari, Antonio Uricchio.

L’idea di smantellare aerei e navi per recuperarne rispettivamente materiali e componenti nasce da Silvio Rossignoli, presidente di AresCosmo, che ha aperto il proprio intervento con un eloquente «cerco casa»: il luogo, cioè, dove attestare un’attività industriale che ha dalla propria parte numeri importanti e la necessità di rispettare regole sempre più stringenti. Per gli aerei, le previsioni di mercato di Airbus e Boeing indicano che nel prossimo ventennio debbano dovranno essere demoliti ogni anno 500 aerei. Per le navi non vi sono dati globali di settore, ma nei prossimi anni – come ha sottolineato l’ammiraglio di squadra Eduardo Serra, Comandante del Comando Marittimo Sud – la sola Marina Militare dovrà smaltire oltre 130mila tonnellate complessive. In più, il settore aerospaziale fruisce di stanziamenti per circa 650 milioni di euro (sui 5.500 complessivi) di fondi strutturali Ue per l’economia circolare.

L’idea di riorientare le capacità di costruzione di tecnici e maestranze italiane verso la demolizione controllata non è nuova. La possibilità di usare l’acciaio navale anche per alimentare la siderurgia era stata al centro dell’attenzione dell’ateneo già nel 2013, sotto il nome di “lamiere a chilometri zero”. Il progetto aeronautico era stato proposto da Rossignoli alla Regione Lazio anni fa, sfruttando le possibilità aperte dalla crisi Alitalia. A La Spezia, l’Agenzia Industrie Difesa (AID) sta già affrontando la demolizione delle fregate Carabiniere (già in stato avanzato) e Alpino (entro fine anno), efficacemente illustrata in un video dal d.g. Gian Carlo Anselmino. Né si devono dimenticare le stringenti normative ambientali europee, che hanno già in passato imposto di demolire in Europa a costi maggiori anziché salpare per lidi più permissivi.

Tra gli aspetti da affrontare vi sono gli spazi. Per la parte aeronautica si pensa di impiegare l’aeroporto di Grottaglie, sul quale gli aerei potrebbero compiere l’ultimo atterraggio. Per quella navale si dovrà verificare la disponibilità dei bacini del porto militare ovvero procedere in quello civile, magari in banchina. Altri aspetti da risolvere riguardano taluni materiali, o meglio le procedure per bonificare i relitti prima di smantellarli. Il sogno di Rossignoli è dunque quello di allineare tutti gli elementi – luogo, capacità, risorse – prima che altri soggetti, con la Turchia in primo piano, possano occupare gli spazi che si stanno aprendo. «Per un imprenditore», ha chiosato Cesareo, «la capacità di sognare coincide con la capacità di intraprendere.»

About "" Has 69 Posts

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Donec semper libero id feugiat rhoncus.

Lascia un commento

avatar