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Gli F-15 Usa verso il Qatar

Di Emanuele Rossi
In In Evidenza
16/06/2017
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Nonostante la crisi diplomatica che ha spaccato il Golfo, con alcuni stati che hanno seguito la decisione di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti di isolare diplomaticamente il Qatar (ufficialmente accusato di finanziare il terrorismo, ma dietro c’è anche lo sfogo di tensioni a lungo covate), gli Stati Uniti hanno approvato la vendita a Doha di un pacchetto militare da 12 miliardi di dollari, consistente nella fornitura di almeno 36 jet da combattimento F-15QA.

Il contratto di novembre
Il Congresso ha già approvato a novembre dello scorso anno la vendita per 72 velivoli: in quell’occasione la Defense Security Cooperation Agency ha pubblicato un rapporto di supervisione in cui diceva che la proposta di vendita “esalta la politica estera e di sicurezza nazionale del Qatar, contribuendo a migliorare la sicurezza di un paese amico e a rafforzare un nostro rapporto strategicamente importante; il Qatar veniva definito “una forza importante per la stabilità politica e il progresso economico nella regione del Golfo Persico”.

L’incontro di Mattis per la luce verde
Mercoledì il segretario alla Difesa americano James Mattis si è incontrato con l’omologo qatariota Khalid al-Attiyah per ufficializzare il via all’accordo, con cui “aumenterà la cooperazione per la sicurezza e l’interoperabilità tra Stati Uniti e Qatar”, ha spiegato il portavoce del Pentagono tenente colonnello Roger Cabiness ha detto alla CNN. L’esercito americano ha ad Al Udeid, pochi chilometri da Doha, la principale base del CentCom, il comando che si occupa di Medio Oriente – la base è, come la chiama la CNN, una “chiave di volta” per la lotta allo Stato islamico, che in questi giorni è arrivata ad un punto cruciale con la liberazione di Mosul quasi ultimata e quella di Raqqa in rapido avanzamento. Dal Qatar s’è ricordato che l’accordo creerà migliaia di posti di lavoro americani (gli F-15 sono prodotti dalla Boeing), una sottolineatura importante per intercettare il compiacimento della Casa Bianca.

La linea di Trump e quella diplomatica
Quest’accordo arriva dopo giorni in cui gli Stati Uniti hanno dato segnali contrastanti sulla postura che Washington avrebbe adottato sulla crisi. Poche settimane fa il presidente Donald Trump era stato in visita in Arabia Saudita, dove aveva stretto importanti accordi di collaborazione (militare, economica, commerciale). Anche per questo Trump aveva preso una linea dura nei confronti del Qatar, seguendo il solco saudita/emiratino (quasi prendendosene il merito) e accusando Doha di essere “uno stato che storicamente finanzia il terrorismo” – nonostante una telefonata personale fatta pochi giorni prima con l’emiro qatariota. Dal dipartimento di Stato invece arrivava un atteggiamento diverso, con il segretario di Stato Rex Tillerson che invitava al dialogo e alla de-escalation nel Golfo.

Le differenze
Questa differenza di approccio è stata sottolinea durante un’audizione di Tillerson alla Commissione Esteri della Camera, nella quale il segretario ha dovuto sottolineare che tra lui e il presidente “non c’è luce”, per dire che sono assolutamente contigui, vicini, attaccati, sulle posizioni a proposito della situazione. Il segretario, però, a differenza delle parole infuocate del presidente (su cui pare Tillerson non fosse stato avvisato), ha cercato di mediare la situazione incontrando sia l’omologo saudita, martedì, sia quello emiratino, mercoledì a cena, per poi organizzare un vertice con la presenza del capo della diplomazia di Doha. Secondo Josh Rorgin, una delle star tra i commentatori del Washington Post, la Casa Bianca non avrebbe una strategia chiara sul Qatar, e per questo il dipartimento di Stato si sta prendendo il suo spazio.

C’è confusione
“C’è confusione, e la cosa peggiore che si deve fare in una situazione delicata e riscaldata come questa è quello di dare messaggi contrastanti”, ha commentato lo specialista di Medio Oriente della Georgetown University, Paul Sullivan, con la Bloomberg (che ha dato per prima la notizia). Oltre Tillerson anche Mattis ha preso una linea più morbida di Trump, ricordando la collaborazione tra i due paesi e ringraziando il Qatar di ospitare la presenza americana sul proprio territorio (Al Udeid è un’area americana a tutti gli effetti).

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