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I 50 anni di Assaeroporti

Di Andrea Jorma Buonfrate
In In Evidenza
05/06/2017
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Il 31 maggio scorso, nella location di Palazzo della Cancelleria a Roma, in occasione dell’anniversario dei 50 anni di servizio di Assaeroporti è stato presentato il rapporto dell’agenzia, in collaborazione con il Censis, l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) e l’Unione italiana giornalisti aerospaziali (Ugai) dal titolo “Il Sistema Aeroportuale Italiano: cardine e protagonista dello scenario socio-economico del Paese”, sotto il patrocinio del ministero delle Infrastrutture e trasporti, nel framework “Verso il G7 Trasporti” che si terrà nella città di Cagliari il 21 e 22 giugno 2017.

Ad aprire il Convegno è stato il presidente di Assaeroporti Fabrizio Palenzona, il quale ha definito le due parole chiave: “Intercettare lo Sviluppo” e “Programmare il Futuro”. Palenzona ha sottolineato come il ruolo di Assaeroporti, già a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, sia stato quello di intercettare un flusso aeroportuale (sia a livello nazionale, sia internazionale) in forte crescita. Inizialmente in difficoltà sulla base della legge 248/2000, ha potuto stipulare contratti più solidi in seguito dall’emendamento del 1 luglio 2009, in conformità alla direttiva europea n°12/2009. Il Rapporto dettagliato del Censis è stato in seguito illustrato da Marco Baldi, responsabile area Economica e territorio Censis. Baldi ha definito il sistema come “in continua metamorfosi” verso una moltiplicazione delle rotte e dei vettori, grazie ad una maggiore accessibilità a livello sociale. Nel 2016 è stato stimato che il traffico negli scali italiani abbia superato i 164 milioni di passeggeri (+21,8% negli ultimi 10 anni) e si prevede che saranno 311 milioni nel 2035. A livello nazionale, l’investimento nel settore aeroportuale vale il 3,6% del Pil e verranno effettuati altri investimenti in futuro, programmati per 4,2 miliardi di euro, soprattutto in vista di rinnovamenti verso l’incremento della capacità aeroportuale (hard infrastructuring) e del miglioramento dei servizi (airport experience). Gli investimenti proverranno per il 93% da risorse proprie delle società di gestione e per il 7% finanziate da risorse pubbliche (Unione Europea, Regioni, Stato). La maggior parte della spesa interessa gli aeroporti di Fiumicino e Milano Malpensa (che sono entrambi hub e intercettano insieme quasi il 43% del traffico passeggeri italiano).

Tuttavia, l’Italia registra un ritardo a livello europeo per quanto riguarda i collegamenti tra i poli logistici e gli aeroporti, in senso ferroviario e tranviario. Questo ritardo verrà ridimensionato nei prossimi anni attraverso investimenti mirati agli scali più importanti per servirli attraverso l’alta velocità. Infine, nell’ultimo quinquennio i piccoli aeroporti italiani hanno registrato un calo del 14,7% del traffico, con prospettive di privatizzazione difficilmente percorribili.

In seguito alla conclusione dell’esposizione del rapporto da parte di Baldi, vi sono stati gli interventi da parte dei rappresentanti pubblici del settore: il presidente del Censis Giuseppe De Rita, il presidente dell’Enac Vito Riggio, il sottosegretario di Stato ai Beni culturali e turismo Dorina Bianchi e in conclusione il ministro dei Trasporti Gaetano Delrio. Il presidente De Rita ha sottolineato il cambiamento avvenuto a livello di organizzazione, dove i gestori delle infrastrutture hanno ad oggi il ruolo di “gestori di flusso” ed “imprenditori aeroportuali”. De Rita ha infatti considerato fondamentale la “connessione fra spirito d’impresa e territorio”, in vista di questi flussi gestiti dagli imprenditori e dai territori stessi. Risulta infatti dalla ricerca che sia necessario “stare nei flussi ed anticiparli” e avere particolare cura del “contesto”, ovvero della gestione di un territorio che sia capace di crescita ed evoluzione nel sistema territoriale.

Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, ha invece definito la presenza di una “disintonia” tra la crescita del trasporto aereo e il rallentamento del sistema-Paese. Riggio ha considerato che gli ultimi 20 anni nel settore dell’aerotrasporto siano stati recessivi a livello di innovazioni e hanno rallentato lo sviluppo del traffico aereo e dei collegamenti interportuali. Per poter tornare a una competitività maggiore, sono necessarie due misure di sviluppo: una maggiore regolamentazione del traffico aereo nei confronti delle grandi compagnie, e un potenziamento dei collegamenti aeroportuali con le città. La ricetta dettata dal presidente Riggio ha una parola d’ordine fondamentale: “C’é bisogno di decisioni nette”.

L’intervento del sottosegretario ai Beni culturali, Dorina Bianchi, è stato improntato, invece, all’analisi dell’impatto del settore turistico sul traffico aereo. Il sottosegretario ha sottolineato l’importanza dell’Italia come superpotenza dei Beni culturali e come attrattore principale del turismo. In questo senso, è stato importante il Piano strategico per il turismo, il quale è stato approvato in joint venture con il ministero dei Trasporti. Lo scopo principale del piano è la delocalizzazione del turismo nei piccoli centri urbani della provincia, nell’ottica dell’Italia come “meta dell’immaginario collettivo”. Il turismo internazionale, a oggi, interessa prevalentemente il nord Italia con una percentuale del 60%, mentre il sud conta solo il 16% del totale dei visitatori. Questa situazione, sostenuta dal fattore della presenza di aeroporti piccoli e regionali al sud, è stata la premessa di uno studio di settore portato avanti dalla Cassa Depositi e Prestiti, la quale ha definito la “facilità maggiore nel favorire le attività regionali attraverso un sistema aeroportuale più integrato nelle regioni meridionali dell’Italia”.

In conclusione, il ministro Delrio ha mostrato soddisfazione nelle opere che sono state portate avanti nel settore dei trasporti ferroviari ed aeroportuali, definendole “buone premesse perché il sistema funzioni bene”. Il ministro ha inoltre sottolineato che “gli interessi localistici hanno impedito di osservare i problemi e lo sviluppo del territorio”, indicando come soluzione di questo impasse una “rete gestionale di cui le autonomie territoriali debbano essere consapevoli, seguendo l’esempio di Puglia e Toscana, le quali sono le più efficienti”. È necessario, secondo il ministro, anche unire l’interesse italiano con quello europeo, attraverso il settore tecnologico del servizio aeroportuale gestito da “grandi sistemi efficienti”, anche grazie al supporto dell’Enac. Un sistema efficiente, a esempio, si è dimostrato essere il “Flight Efficiency Plan”, che ha permesso un risparmio sostanziale di decine di migliaia di litri di carburante.

Il ministro risulta però critico riguardo la possibilità di collegamenti aeroportuali attraverso il sistema dell’alta velocità, in quanto “molti passeggeri potrebbero desiderare di viaggiare senza la fretta di arrivare subito a destinazione”. Per questo motivo, “i collegamenti più efficienti sono un fattore di fondamentale importanza” sottolinea il ministro, aggiungendo la necessità di “concentrarsi sulla frequenza dei collegamenti ferroviari dai centri delle città agli aeroporti”, sulla base del modello positivo riscontrato in molte città europee. Per concludere, il ministro ha definito la necessità di potenziare i collegamenti, anche marittimi, nelle città di transito, senza “obiettivi giganti” con un sistema di accoglienza e turistico considerato nel rispetto delle realtà locali; “Economia aerea ed economia marittima sono strettamente correlate e fondamentali”, nell’ottica di un impossibilità di alternative nel collegamento tra “poli logistici e turistici”.

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