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Quanto è costata Alitalia agli azionisti?

Di Valeria Covato
In In Evidenza
09/05/2017
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Ma quanto è costata finora alle banche azioniste e finanziatrici di Alitalia l’avventura nella compagnia aerea che ora è commissariata? La domanda si affianca a quanto detto nei giorni scorsi il vertice di Intesa Sanpaolo. Ecco parole e numeri.

“Non esiste un piano B portato avanti da Intesa Sanpaolo. Non abbiamo un piano B e non compete a noi farlo. Noi siamo una banca, un’azienda che si occupa di credito e non di aeromobili”, dice Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, prima dell’inizio dell’assemblea degli azionisti a Torino, in merito alle indiscrezioni su un piano alternativo per Alitalia che sarebbe spinto dalla banca.

“L’odissea è costata 1,850 miliardi, cui devono aggiungersi 1,2 miliardi a carico delle banche. Più di tre miliardi che con l’amministrazione controllata vanno in fumo, salvo sperare tra sei mesi di recuperare pochi spiccioli dalla vendita delle rotte e dagli aerei”, ha scritto negli scorsi giorni il giornalista di economia e finanza di lungo corso Rosario Dimito su Il Messaggero.

Qualora i commissari riuscissero a recuperare gli asset di Fiumicino, anche Generali, potrebbe recuperare il suo credito per aver sottoscritto nel 2015 un bond di 375 milioni con scadenza 2020. Oltre a quelli dei privati, bisogna tener conto, ha aggiunto Dimito, i 7,4 milioni di oneri a carico dello Stato dal 1974 al 2007, periodo in cui era azionista di maggioranza.

Il peso maggiore è toccato alle banche, “a cominciare da Intesa San Paolo che sostiene Alitalia dall’Agosto 2008 con il progetto Fenice di cui è stato il Pivot investendo 100 milioni di capitale in un aumento di 1,1 miliardi”. Mentre “Unicredit è salito a bordo, invece, a dicembre 2013, nelle pieghe della ricapitalizzazione da 300 milioni, prestando una garanzia fino a 100 milioni. A quell’operazione prese parte anche Poste con 75 milioni”.

L’ammontare complessivo dell’investimento accumulato dalle due grandi banche italiane – secondo i calcoli del Messaggero – si attesta a 1,1 miliardi. Tra crediti e capitali, circa 600 milioni di questa cifra fanno capo a Intesa Sanpaolo e 500 a Unicredit. Il 70% è stato svalutato. Sul quotidiano romano si legge inoltre che i prestiti in essere sarebbero pari a 120 milioni di Intesa e 125 di Unicredit. Il quadro completo degli impegni degli istituti si ottiene sommando anche i circa 50 milioni di Montepaschi e i 50 della Popolare di Sondrio che fanno salire il totale a 1,2 miliardi. “Soldi quasi per intero irrecuperabili” con l’amministrazione controllata, ha scritto Dimito.

Dall’agosto 2014 ad oggi, per l’avventura con Etihad l’esborso di banche e soci è stato costante. Dimito ricorda la manovra di 1,7 miliardi, 300 in aumento di capitale e 695 milioni mediante conversione in strumenti finanziari. Per la ricapitalizzazione Intesa versò all’epoca 88 milioni, Unicredit 63,5, Atlantia 51, Immsi, holding di Colaninno 10, Pirelli 10 e Gavio 2,5. Le banche si sono poi sobbarcate un nuovo finanziamento di 300 milioni (87,5 milioni a testa sono giunti da Intesa Sanpaolo e Unicredit, 12,5 milioni ciascuno da parte di Mps e Popolare Sondrio) per accompagnare il passaggio di Alitalia agli emiratini di Etihad che ne detengono dal gennaio 2015 il 49%.

Ultima iniezione risale alla fine dello scorso anno quando le banche creditrici e azioniste hanno deciso di sbloccare circa 100-120 milioni dei 180 milioni di linee di credito già in essere ma congelate in cambio di un maggior peso nella definizione della strategia industriale della compagnia aerea.

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