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Il dibattito ritrovato sulla spesa per la sicurezza

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
27/04/2017
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Donald Trump ha ragione, servono più investimenti per la difesa e la sicurezza. Parola di Andrea Manciulli, presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato, intervenuto su Radio Radicale in merito al dibattito che ha preso piede negli ultimi giorni. “Bisogna dare ragione a Trump e a una linea americana che chiede investimenti maggiori nella Nato”, ha detto Manciulli . Il riferimento è alle recenti esternazioni del neo presidente americano, secondo cui, in occasione dell’incontro a Washington, avrebbe imposto al premier italiano Paolo Gentiloni maggiore impegno per la difesa. “Abbiamo scherzato e gli ho detto: ‘andiamo, devi pagare, devi pagare’. Pagherà”, ha ricostruito Trump nell’intervista ad AP.

Sul caso è intervenuto anche l’ex premier Matteo Renzi, avvertendo: “l’Italia deve fare spese nel settore militare che non siano inutili. La spesa ha un senso se c’è una resa. Se i soldi li metti dentro a progetti che creano occupazione in Italia, uno può immaginare di fare investimenti in questo settore”. Nel pieno della campagna elettorale per le primarie del Pd, Renzi si era lasciato andare anche a parole poco tenere per il programma del Joint Strike Fighter (“spendere soldi come sugli F-35, no”), parole che stridono rispetto agli impegni assunti proprio dal suo governo per il caccia di quinta generazione.

Il merito (o la colpa) di Trump resta quello di aver riacceso, anche in Italia, un dibattito inevitabile in un contesto securitario che richiede capacità di adattamento e strumenti idonei ad affrontare minacce in rapida evoluzione. Per tutto questo, è innegabile, servono investimenti. “Questi investimenti sono ancor più indispensabili dato il mutato scenario globale e le nuove esigenze di carattere tecnologico”, ha spiegato Manciulli. “Penso alla guerra cibernetica o al nuovo contrasto alla proliferazione nucleare o a quello al terrorismo internazionale che richiede un investimento in intelligence: siamo in un momento in cui si deve tornare a investire in sicurezza”.

“Sulla questione della contribuzione Nato – ha detto ancora Manciulli – l’Italia si batte affinché nel bilancio del 2% (ndr, quello stabilito nel 2014 nel vertice dell’Alleanza in Galles) siano considerate anche la partecipazione alle missioni internazionali, di cui siamo tra i principali contributori”. La stessa linea è stata spiegata dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, che già da prima dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca va ribadendo con forza l’esigenza tornare a investire per la difesa. In passato, “c’è stato un bilancio della difesa con tagli consistenti”, aveva ammesso la Pinotti di fronte alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. In questi ultimi anni “c’è stata una inversione di tendenza, arrivando a una spesa dell’1,18 per cento”. Inoltre, “siamo lontano dal 2 per cento, ma quella italiana è spesa molto qualificata. Siamo tra le nazioni più impegnate nella Nato e nell’Unione Europea e i primi contributori europei nelle missioni dell’Onu. Stiamo chiedendo quindi all’Alleanza di introdurre anche una valutazione sul livello qualitativo e non solo su quello quantitativo”, aveva spiegato il ministro. Dall’altra parte, occorre però considerare, come scrive Paolo Messa sul Messaggero, che le spese reali attuali comprendono “tutte i costi imputati al ministero della difesa, incluso il capitolo (non irrilevante) dei Carabinieri che però è davvero molto difficile spiegare come possa essere considerata una spesa strettamente legata alla difesa”.

Sul tema di un equo burden sharing, cioè di una corretta ripartizione degli oneri tra le due sponde dell’Atlantico, hanno insistito oltre a Trump tutti i membri del gabinetto Usa, James Mattis e Rex Tillerson in testa. Eppure è difficile non notare nella retorica della nuova amministrazione un cambio di tendenza rispetto alla campagna elettorale e ai mesi di transizione, periodo nel quale il tycoon aveva più volte definito l’Alleanza “obsoleta”. Negli appuntamenti transatlantici successivi, la Nato è tornata a essere “fondamentale”, come ribadito dal segretario di Stato Tillerson nell’ultima riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza. Sembra quasi che Trump abbia deciso di applicare una logica contrattuale, tale per cui gli Stati Uniti rinnovano il proprio impegno, a patto che gli alleati si assumano le proprie responsabilità. Tra meno di un mese, a Bruxelles si riuniranno i capi di Stato e di governo, ed è prevedibile che anche in quel caso il presidente ribadisca questa logica difficilmente attaccabile.

Ciò sembra spingere il Vecchio continente verso un’accelerazione del processo di integrazione della difesa comune. “Se questo tema l’Europa lo affronterà divisa, ogni stato singolarmente, i costi saranno più alti e i risultati insoddisfacenti”, ha chiarito Andra Manciulli. “Serve una difesa comune europea che tenga alto lo standard tecnologico, come scrivevano la ministra Pinotti e l’allora ministro degli esteri, oggi premier, Gentiloni”.

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