Trovaci su: Twitter

Impronte digitali

Di Maurizio Mensi
In Columnist
21/03/2017
0 Commenti

Israele e la banca dei dati biometrici

Il tema dei dati biometrici e della loro raccolta si arricchisce di un nuovo, interessante capitolo. Il 27 febbraio scorso, il Parlamento israeliano ha approvato una legge che disciplina la conservazione, in un’apposita banca dati, di tutte le informazioni digitali dei residenti, comprese le impronte e le foto ad alta risoluzione per il riconoscimento facciale. Proposta dal ministro dell’Interno, è stata adottata dalla Knesset dopo un acceso dibattito, date le delicate implicazioni per la privacy e per i diritti dei cittadini, che ha visto al centro due rilevanti questioni: le modalità e le condizioni per l’accesso della polizia al database e l’opportunità di comprendervi anche i minori. La prima è stata risolta prevedendo la necessità di una verifica preventiva da parte di un giudice (il Tribunale distrettuale), la seconda con la decisione di non includere le impronte digitali dei minori di 16 anni. Inoltre, il legislatore ha previsto che sia facoltativa la possibilità di fornire le proprie impronte digitali per un cittadino o un residente in Israele che intenda chiedere il rilascio della carta d’identità (smart ID card) o del passaporto. Tuttavia, nel caso in cui sia fornita la sola immagine del volto, la smart card avrà una validità di cinque anni, mentre sarà di dieci anni ove siano rese disponibili anche le impronte.

Per quanto riguarda in particolare queste ultime, la legge consente a comunque di cambiare idea e chiederne la rimozione dalla banca dati. Nonostante la legge sia il risultato di un compromesso, ha suscitato le critiche di coloro che ritengono che sia tale da compromettere le libertà personali dei cittadini israeliani, sottoposti alla sorveglianza di un “grande fratello”, e aumenti il rischio che i loro dati personali, concentrati nella banca dati biometrica, siano oggetto di attacchi informatici e furti. Si tratta delle stesse critiche che ha suscitato in Francia il decreto n. 1460, del 28 ottobre 2016, con cui è stata costituita la Tes (Titres electroniques securisés), banca dati del ministero dell’Interno destinata a unificare tutti i dati (compresi quelli biometrici) di circa sessanta milioni di persone. Entrato in vigore il 21 febbraio, si applicherà a tutto il territorio nazionale a partire dal 28 marzo prossimo. Come nel caso francese, il principale obiettivo del ministero dell’Interno israeliano, che prima di avviare l’iniziativa legislativa aveva attivato nel 2013 un progetto pilota con la partecipazione di oltre un milione di persone (che avevano acconsentito a sottoporsi al programma di verifica biometrica), è quello di evitare che potenziali terroristi possano spacciarsi per cittadini e ridurre al minimo il rischio dei furti di identità. Anche in questa occasione Israele fornisce un esempio efficace, ancorché controverso, di come fare ricorso agli strumenti più avanzati per prevenire il terrorismo e la criminalità in generale e di esso il nostro legislatore dovrà certamente tener conto in occasione delle prossime iniziative in materia.

Lascia un commento

avatar