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Dove nasce l’idea di un Pentagono italiano

Di Mario Arpino
In In Evidenza
02/03/2017
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Ho letto con interesse l’intervista al ministro Roberta Pinotti su la Repubblica. Chiedo innanzi scusa ai lettori più avanzati se dico ancora “ministro” e non, come è invalso l’uso, “ministra”. Non ci riesco. Sono un po’ all’antica, e non me la sento ancora di confondere un ruolo con il sesso di chi lo esercita. Mi sembra ridicolo. Con il tempo, chissà…

Ciò detto, mi sembra che l’intervista, nel suo complesso, ben rappresenti quell’insieme di attività ministeriali che, dopo una lunghissima gestazione, un’ancora più lunga stasi referendaria, post referendaria e poi congressuale, ha destato dal sonno il Libro Bianco. Di questo, ma anche della pazienza che ha dimostrato, diamo volentieri atto al ministro Pinotti. Il decreto attuativo del disegno di legge applicativo del Libro, che per certi aspetti anche lo supera, di fatto ora sposta la palla in Parlamento. Se gli lasceranno il tempo necessario, ormai se ne dovrà per forza occupare. Sono per la maggior parte provvedimenti condivisibili, divenuti ormai urgenti, sebbene alcuni accentramenti al vertice non militare e la progressiva civilizzazione di alcuni settori possano comportare il rischio di una futura, strisciante politicizzazione dell’apparato Difesa. Occorrerà vigilare, ma chi lo farà? Il presidente della Repubblica, comandante supremo, non può che esserne anche il garante.

Un ventina d’anni or sono il compianto ministro Andreatta, con lucida determinazione e con la lungimiranza che lo caratterizzava, aveva già previsto tutto. Ma sotto alcuni aspetti la sua profonda riforma, pur avendo consentito alle nostre Forze Armate di attraversare il guado post-guerra fredda per poi proseguire con alcuni dei suoi successori, era rimasta impantanata. In alcuni casi, aveva perfino subito dei regressi. Anche le singole Forze Armate, in questo, non sono esenti da responsabilità. È il caso del Pentagono italiano. Di questo non s’è mai scritto molto, ma con il ministro Andreatta se ne era discusso parecchio, e l’idea calzava a pennello con la sua riforma. Un paio d’anni più tardi, eravamo nel 1999, digerita almeno in parte la necessità del cambiamento, si presentava la grande occasione: l’Alitalia – in una delle sue crisi ricorrenti – poneva in vendita al migliore offerente l’intero complesso della Magliana. Si trattava di quattro moderni corpi di fabbrica già cablati e con suddivisioni interne modulabili secondo esigenza, un enorme piazzale per parcheggio ed eliporto, via di accesso con larga strada dedicata, metro, ferrovia ed autostrada per Fiumicino. Il tutto ad un costo allora accessibile.

Al capo di Stato maggiore della Difesa e al segretario generale pro-tempore, che lavoravano in perfetta sintonia, non sembrò vero di cogliere la palla al balzo e si iniziarono così contatti esplorativi diretti con i vertici di Alitalia. Era tutto convenientemente fattibile, e già si poteva immaginare una rapida “occupazione” dei quattro fabbricati da parte dei quattro Stati Maggiori. Era una bella idea, che al solito cadeva nel vuoto e veniva presto dimenticata. Ora il ministro Pinotti ha il merito di resuscitarla, come ha fatto con il Libro Bianco. Centocelle è già un polo militare, attivato inizialmente dall’Aeronautica, quando era stata costretta ad abbandonare a favore del ministero di Grazia e Giustizia alcuni palazzi del centro storico. E’ stata la dimostrazione che si può fare. Attenzione, però, a non schiacciare sull’interforze le singole identità. Le Forze Armate vivono anche di questo.

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