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Nuovo accordo di collaborazione spaziale Italia-Cina

Di Stefano Pioppi
In SPACE ECONOMY
23/02/2017
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Non può mancare il settore spaziale, eccellenza italiana, nella visita di Stato del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in Cina. Il capo dello Stato è stato non a caso accompagnato dal presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) Roberto Battiston, che a Pechino a firmato un accordo di collaborazione con la controparte cinese, la China manned space agenvy (Cmsa), rappresentata dal direttore generale Wang Zhaoyao. “Lo spazio è una nuova via della seta senza confini, e la collaborazione internazionale è un elemento fondamentale, sia dal punto di vista scientifico che da quello dello sviluppo tecnologico”, ha spiegato Roberto Battiston.

La nuova partnership si occuperà nello specifico della collaborazione scientifica su missioni di lunga durata degli astronauti, con particolare riferimento agli aspetti di biomedicina, fisiologia e relativa tecnologie. In questo ambito, si inseriranno nuove sperimentazioni scientifiche a bordo della Stazione spaziale cinese. “Con la Cina abbiamo da anni eccellenti relazioni scientifiche in diversi settori”, ha rimarcato il numero uno dell’Asi. “Questo accordo è importante per tutta la comunità scientifica europea e internazionale in preparazione delle future missioni di esplorazione umana del sistema solare. Solo un patrimonio comune di conoscenze può farci progredire con successo nell’esplorazione spaziale”.

Difatti, l’accordo prevede la costituzione da parte delle due agenzie di un Joint Cooperation Committee che si riunirà almeno una volta l’anno per stabilire le modalità della partnership, compresi l’accesso a dati scientifici, pubblicazioni congiunte, scambio di personale e partecipazione congiunta a technical reviews sul volo umano. “Le ricadute potenziali di questo accordo sono estremamente significative”, fa sapere l’Agenzia italiana. La collaborazione segna infatti l’incontro tra la leadership che l’Italia ha ormai raggiunto nel settore del volo umano nell’ambito della realizzazione e dello sfruttamento della Stazione spaziale internazionale (Iss), e la crescita esponenziale del programma di volo umano che la Cina sta sviluppando, in particolare con la realizzazione della stazione spaziale Tiangong-3.

Al netto della commercializzazione dello spazio, tra gli attori istituzionali, la Cina è stata sicuramente il Paese più sorprendente del 2016 spaziale. A tredici anni dalla missione Shenzhou 5 che portò in orbita Yang Liwei, il primo uomo cinese nello spazio, l’Agenzia spaziale cinese (Cnsa) ha lanciato il suo secondo Palazzo celeste, la Tiangong 2. Poco dopo, la missione Shenzhou 11 vi ha portato a bordo gli astronauti Jing Haipeng e Chen Dong, tornati sulla Terra dopo oltre un mese. L’obiettivo resta la fase tre: il lancio di una stazione spaziale costantemente abitata, la Tiangong 3, previsto per il 2018. Lo scorso anno, hanno debuttato anche i nuovi lanciatori pesanti Chang Zheng (Lunga marcia) 7 e 5, inaugurando tra l’altro la base di Wenchang, sull’isola di Hainan lungo la costa sud del Paese. Intanto prosegue lo sviluppo del numero 9, il modello super pesante della famiglia Lunga marcia, pensato per l’esplorazione interplanetaria. A settembre è stato invece inaugurato nel bacino naturale della contea di Pingtang, nella provincia del Guizhou, il Five hundred meter aperture spherical telescope (Fast), il telescopio radio più grande e sensibile al mondo. Intanto, assicurato l’accesso allo spazio, la priorità esplorativa resta la Luna. Nel 2013, la missione Chang’e 3 condusse sulla superficie lunare un rover in grado, nonostante i problemi di mobilità, di operare per 31 mesi. Le missioni successive sono ambiziose: nel 2018 dovrebbe partire Chang’e 4 diretto, il primo in assoluto, sul lato lontano della Luna; ancora prima (nel 2017) si prevede il lancio della missione Chang’e 5 per l’esplorazione robotica, la raccolta di campioni del suolo e il loro trasporto a Terra. L’obiettivo è completo: accesso autonomo allo spazio e capacità scientifiche, anche esplorative, paragonabili a quelle delle potenze occidentali. In questo contesto si inserisce l’accordo con l’Italia, la sesta potenza spaziale al mondo.

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