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Storico annuncio della Nasa: tre pianeti potenzialmente abitabili

Di Valeria Serpentini
In SPACE ECONOMY
23/02/2017
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Il doodle di questa mattina parla chiaro. A 39 anni luce dalla Terra potrebbero esserci pianeti abitabili. Non si parla di Marte, ma di nuove scoperte annunciate ieri dalla Nasa e che fanno riferimento alla stella Trappist-1 – che si trova nella costellazione dell’Acquario – di cui si parlò già a maggio 2016 quando furono scoperti tre pianeti che le ruotavano intorno.

A fare questa scoperta il team di astronomi ospitato dalla Nasa e guidato da Michaell Gillon dell’Institut d’Astrophysique et Géophysique dell’Università di Liegi in Belgio. Il telescopio da cui è stato possibile effettuare l’osservazione (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope south) si trova in Cile, nel deserto dell’Atacama, dove ha sede l’osservatorio dell’Eso.

Dopo tante osservazioni e informazioni arrivate da numerosi telescopi sparsi sulla Terra e presenti nello spazio – come Hubble –, finalmente sono arrivate nuovi dettagli. I pianeti che ruotano intorno a Trappist-1 sono sette, tutti di tipo terrestre e tre situati nella fascia di abitabilità. In termini astronomici questo non significa che necessariamente ospitino vita, ma che ci potrebbero essere condizioni adatte per trovare forme di vita attuali o per permettere lo sviluppo di forme di vita future. Si parla essenzialmente della presenza di acqua allo stato liquido, a cui si associano altri parametri come la presenza di carbonio. Ma non basta. Per capire se un pianeta è realmente ospitale per la vita, bisogna capirne la sua atmosfera. Se troppo forte avrebbe le condizioni inospitali di Venere, se troppo debole sarebbe soggetta a radiazioni che renderebbero impossibile lo sviluppo della vita. Cercare di capire queste caratteristiche sarà il compito delle prossime osservazioni. Ci sarà bisogno di anni e di estesa collaborazione tra ricercatori.

In una recente intervista di Airpress con Barbara Negriresponsabile dell’unità di esplorazione e osservazione dell’universo dell’Asi, la ricerca di esopianeti è stata considerata una vera e propria frontiera dell’esplorazione. “Per ora si tratta di un’esplorazione osservativa”, ha ricordato Barbara Negri. “Se tutto va bene, avremo il James Webb americano nel 2018. Con le missioni Cheops e Plato, anche l’Europa non è da meno in questo settore. Cheops è una small mission prevista per il 2018 e riguarda un unico telescopio molto sofisticato; mentre Plato è una missione più complessa, prevista per il 2025, prevede la presenza di 26 telescopi meno sofisticati rispetto a Cheops ma che lavorano in squadra. Stati Uniti ed Europa sono quindi sostanzialmente in linea in relazione all’esplorazione spaziale”.

La scienza è forse uno dei pochi ambiti in cui l’uomo ha davvero la possibilità di sperimentare forme di convivenza pacifica e collaborativa. E allora ben vengano queste scoperte che rafforzano l’entusiasmo tra i ricercatori e le relazioni tra Paesi.

Trappist-1 è una nana rossa, una stella molto piccola e “fredda”. Con i suoi 2.400° C ha una temperatura che è meno della metà di quella del nostro Sole e una massa pari all’8% del Sole. I sette pianeti scoperti – che al momento sono identificati come Trappist-1B, Trappist-1C e via dicendo –, sono particolarmente vicini alla propria stella, per questo il periodo della loro rivoluzione è breve e mostrano sempre la stessa faccia a Trappist-1. Elemento che potrebbe influenzare in qualche modo le caratteristiche della superficie. I pianeti hanno una temperatura compresa tra 0° e 100° C. Quelli ritenuti più adatti a ospitare la vita sono E, F e G. Studiare questo sistema sarà importante anche per capire come si è formato e, di riflesso, cercare di comprendere meglio in nostro sistema. Trappist-1 è molto giovane: 500 milioni di anni, a fronte dei circa 4,6 miliardi di anni del Sole. I sette pianeti ora sotto osservazione si sono formati in altri luoghi e solo in un secondo momento si sono trasferiti intorno alla stella. Tra le altre cose, studiare questo sistema sarà importante anche per capire, di riflesso, come si è formato il nostro.

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