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Visti da lontano

Di Nick Brough
In Columnist
20/02/2017
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Sant’elena, come all’epoca di Napoleone
Due anni fa ho parlato di Sant’Elena, notando che a 200 anni dall’esilio di Napoleone, l’isola è raggiungibile come allora, solo con la nave, ma che a breve sarebbe stato aperto un aeroporto. Era previsto un volo settimanale dal Sudafrica con uno scintillante Boeing 737-800 della Comair. Ebbene, la costruzione dell’aeroporto, realizzato a un costo di 320 milioni di euro per i contribuenti britannici è finita, ma, sorpresa delle sorprese, il rischio di windshear è tale che il nuovo scalo non è ritenuto sicuro. Chi è abituato a vedere consistenti investimenti pubblici risultare inutili non sarà sorpreso, ma forse pensavamo che i cittadini britannici fossero più vigili ed esigenti prima di pagare il conto per i territori oltremare. In realtà il problema di windshear riguarda la pista solo in una direzione. Nell’altra direzione prevale vento in coda che aumenta la velocità all’atterraggio e quindi richiede più pista. La pista, però, è corta. La Comair già prevedeva di non poter decollare a pieno carico, limitandosi a 120 passeggeri, rispetto alla sua capacità di 180 posti. C’è qualche lume di speranza. La Atlantic Star Airlines ha tanta voglia di instaurare un servizio con i suoi Avro RJ100, il quadrimotore con il nomignolo “Jumbolino”, ma solo fino all’isola di Ascension, a 1.150 km di distanza. Con l’ala alta, l’RJ100 si presta a operazioni su piste corte e ha recentemente effettuato voli di prova sulla pista in entrambe le direzioni, a quanto pare senza problemi. Per ora gli isolani continuano a raggiungere “il continente” con un viaggio di cinque giorni via mare, con comode partenze ogni tre settimane.

La capra sacrificata per volare sicuri
Paese che vai, usanza… aeronautica… che trovi, compreso il sacrificio di una capra. Nel caso specifico, la povera creatura è stata sgozzata sotto l’ala di un ATR 72 all’aeroporto di Islamabad. Il turboelica italofrancese, appartenente alla Pakistan international airlines (Pia), era in procinto di decollare dallo scalo della capitale pachistana, solo pochi giorni dopo la tragedia dello schianto di un ATR 42 della stessa compagnia. Con l’incidente, alcuni addetti ai servizi a terra hanno pensato di organizzare lo sgozzamento sacrificale di una capra, per di più una capra nera, ritenuta più efficace. La foto dei tre esecutori, con il sangue che scorre sulla piazzola ha fatto un giro del Paese e non solo, finendo il 17 gennaio sul New York Times. Adil Najam, noto accademico pachistano e professore di Relazioni internazionali all’università di Boston ha twittato che forse i passeggeri sarebbero stati più tranquilli se la compagnia avesse fatto capire di avere metodi più tecnologici per assicurare la sicurezza dei suoi voli. Per quanto riguarda la disponibilità dei piloti, pare che i clienti della compagnia possano stare tranquilli. In risposta a un’interrogazione parlamentare, il Senato pachistano è stato informato che Pia ha 522 piloti per i suoi 32 aerei!

In India, la zona rosa in aereo
Se i 522 piloti di Pia sembrano tanti, oltre la frontiera, in India, il traffico aereo passeggeri cresce al ritmo del 20% annuo, il più rapido del mondo fra le grandi nazioni, e reperire piloti è una grande sfida. Nel frattempo, con sempre più persone che prendono l’aereo per la prima volta, Air India ha visto la necessità di adattarsi a nuove esigenze. Da poche settimane ha introdotto una zona riservata alle donne. Su tutti i voli interni due file saranno in esclusiva per le donne, e lo stesso servizio sarà introdotto sull’intero network entro la fine dell’anno. Alcuni casi di molestie hanno avuto ampia risonanza, per questo la compagnia si è adeguata a quanto offrono le ferrovie, con carrozze riservate, gli autobus e persino i risciò rosa, in alcune città.

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