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Cosa si è detto alla conferenza sulla space economy

Di Valeria Serpentini
In SPACE ECONOMY
07/02/2017
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Che quello della space economy fosse un settore in piena evoluzione e ricco di opportunità di business lo si è iniziato a capire quando dall’America sono iniziate a giungere notizie di privati visionari alla Richard Branson che con aziende come la Virgin Galactic si sono lanciati nel settore spaziale alla ricerca di nuovi mercati da coltivare e in cui far crescere idee imprenditoriali.

Oggi al Centro Studi Americani la space economy è stata la centro di un dibattito organizzato da Formiche e Airpress. Un incontro che si potrebbe definire unico nel suo genere e che ha visto interagire tutti gli attori nazionali che a vario titolo sono coinvolti in questa avventura. Industria, governo – rappresentato dai ministri dello Sviluppo economico Carlo Calenda e dell’Istruzione Valeria Fedeli – e Agenzia spaziale italiana si sono confrontati sulle esigenze di settore per concretizzare in modo sempre più efficiente le opportunità offerte dalla space economy e dare applicazione pratica a quei principi basilari contenuti nella Strategia spaziale per l’Europa.

Innanzitutto c’è da dire che il settore Spazio, in quanto tale, è altamente interdisciplinare e complesso. Portare avanti progetti che diano risposte a esigenze concrete sulla Terra – servizi di navigazione, telecomunicazioni, monitoraggi ambientali e di business solo per citarne alcuni – richiede la compartecipazione del settore pubblico e privato. Una collaborazione tra governo, regioni, aziende, enti di ricerca e università che sia in grado di mettere a sistema le potenzialità di business dell’intero sistema-Paese.

La cabina di regia per lo Spazio istituita durante il governo Renzi ha rappresentato un punto di partenza molto importante. Paolo Puri, primo coordinatore della struttura, ha ricordato che: “Tra i meriti della cabina c’è stata la capacità di mettere a sistema l’impegno di regioni, industria e ministeri, identificando gli obiettivi della strategia spaziale italiana. Grazie alla creazione della cabina i principali ministeri coinvolti – dieci – hanno iniziato a parlare di applicazioni spaziali e si sono iniziati a rendere conto dell’utilità di questo asset, come ad esempio con l’uso di dati satellitari di Copernicus da parte del Mibact”.

Ma bisogna andare oltre. Non solo rendere più strutturale il ruolo della cabina di regia, ma accelerare i tempi dell’approvazione della legge sulla governance spaziale italiana che dal 2014 attende il completamento dell’iter parlamentare. Tra le sue novità la creazione di un comitato interministeriale diretto dalla presidenza del consiglio dei ministri e composto da vari soggetti tra cui l’Agenzia spaziale italiana, i ministeri competenti e comitati regionali. Un auspicio per il 2017 ricordato dallo stesso ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, per la prima volta presente a un incontro dedicato allo Spazio (qui i temi del suo intervento).

In attesa di questi continui miglioramenti strutturali, c’è da segnalare il forte impegno del ministero dello Sviluppo economico per supportare un settore definito d’eccezione dal ministro Carlo Calenda: “Si tratta di un’eccezionalità che richiede l’articolazione di una strategia settoriale che si sviluppa su due piani di lavoro, uno europeo e uno interno”. Le questioni da risolvere sono parecchie e richiedono una collaborazione operativa in grado di mettere a sistema l’impegno e le potenzialità di tutti gli attori europei, come di recente fatto in relazione all’accordo sui booster che ha visto negli ultimi mesi l’articolarsi di discussioni e contrasti tra Paesi europei. Sul piano interno, la sfida da affrontare è relativa all’assegnazione dei fondi stanziati che, vista la loro peculiarità – a metà tra finanziamenti pubblici e privati – richiede la stesura di regole per l’attivazione di un processo ibrido di assegnazione. Il timore è che la tempistica possa eccedere i dieci mesi attualmente considerati per dare il via al finanziamento di progetti e attività concrete.

Intanto, il mondo dell’industria sta andando avanti e cerca di tenere il passo con le novità di settore. Non si parla più solo di space economy, ma anche di new economy. Un’economia fatta di costellazioni satellitari che aggiungono capacità nuove e dinamiche ai sistemi di osservazione e telecomunicazione. Un’economia in cui, per riuscire a cogliere tutte le opportunità, c’è bisogno di un salto culturale, come affermato dal presidente dell’Asi  Roberto Battiston: “Non possiamo più ragionare in un’ottica lineare. In questo senso l’Italia, attraverso Altec, ha siglato un pacchetto di accordi industriali con Richard Branson per la costruzione in Italia di uno spazioporto da cui far partire navicelle per il turismo spaziale e per missioni scientifiche”. Il settore privato si sta muovendo con una rapidità esponenziale, soprattutto oltreoceano. Citato ad esempio il caso di planet.com, un’iniziativa imprenditoriale che con i suoi satelliti ha a disposizione una grande quantità di immagini della Terra che vengono vendute per scopi di business.

Tra i settori industriali di cui si compone lo Spazio, l’Europa ha un grande primato in quello dei lanciatori. L’ad di Avio Giulio Ranzo ha ricordato che oggi l’Europa, con il suo 40%, ha il livello più alto di export nei lanci commerciali, rispetto al 20% della Russia e al 10% degli Stati Uniti. Un primato che evidenzia il virtuosismo degli investimenti europei e la centralità della regione. Messa in evidenza anche l’importanza dei rapporti bilaterali attivi in materia, come ad esempio con il Peru che a settembre ha lanciato il suo primo satellite grazie al “piccolo” lanciatore italiano della famiglia europea Vega.

Lo Spazio è anche terreno fertile per coltivare nuove professioni e aumentare i dati occupazionali. Luigi Pasquali, ad di Telespazio e responsabile del settore Spazio di Leonardo-Finmeccanica, ha messo in evidenza come si stiano sviluppando professionalità non più esclusivamente ingegneristiche, ma legate al mondo dell’Information technology e dei big data, uno dei trend evolutivi più interessanti della space economy.

Ora è il momento di guardare verso nuovi mercati e nuovi prodotti, come ricordato dall’ad di Thales Alenia Space Italia Donato Amoroso. La competizione si fa sempre più estesa e poter contare sull’appoggio e il sostegno dell’intero sistema-Paese è cruciale per cogliere tutte le opportunità di crescita e sviluppo offerte dalla space economy.

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