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Eni, Libia e Africa. Le parole di Pansa

Di Alessandro Pansa
In In Evidenza
31/01/2017
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Pubblichiamo alcuni passaggi dell’intervento che il direttore generale del Dis, prefetto Alessandro Pansa, ha pronunciato ieri mattina a Napoli (Centro Congressi Federico II), in occasione dell’evento “Mediterraneo e migrazioni dall’Africa. Rischi e opportunità”. L’iniziativa è stata organizzata dal Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica (SISR), in collaborazione con cinque Università campane: Università degli Studi di Napoli Federico II, Università l’Orientale, Università Suor Orsola Benincasa, Università degli Studi di Napoli Parthenope e Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Il prefetto Pansa ha parlato anche di sicurezza cibernetica.

Energia: nessun Paese europeo è autosufficiente 
L’Italia importa più dei tre quarti del suo fabbisogno energetico. Nessun Paese europeo è autosufficiente, però noi siamo più di altri dipendenti dall’estero: importiamo il 90% del gas naturale e il 90% del petrolio che usiamo. Tenuto conto che, con 46,5 miliardi di barili di riserve accertate, la Libia è, potenzialmente, la più grande economia petrolifera del continente africano, in grado di esprimere una capacità produttiva di gran lunga superiore ai livelli pre-crisi, vi sono tutti i presupposti per accostarsi alle dinamiche di quel quadrante con tecniche analitiche tali da evidenziare i rischi per i nostri interessi e le opportunità per il nostro sistema-Paese. Non dimentichiamo che la crescita del fabbisogno europeo di gas naturale e la prossimità geografica ad importanti mercati di destinazione continuano a rendere la Libia, che non è più il nostro primo fornitore di petrolio ma ci garantisce il 10% del nostro consumo di metano, un importante asset geo-strategico, anche in chiave prospettica. Inoltre, la principale società petrolifera internazionale attiva in Libia è l’Eni.

Africa sub-sahariana area con tasso di crescita maggiore
In uno scenario ove si osserva, da una parte, la tecnologia che connette gli individui e ne potenzia le capacità nella sfera digitale, e, dall’altra, l’effervescenza di nazionalismi ed estremismi di vario segno che paiono imporsi come fattori di divisione e di conflitto, i trend demografici ci indicano che l’Africa sub-sahariana è, in questa fase storica, la parte del mondo con il tasso di crescita maggiore. Nel volgere di tre decenni dovrebbe contribuire per oltre metà della crescita demografica globale: i Paesi più sviluppati sono a livelli di crescita molto bassi quando non nulli, laddove la popolazione di quelli in via di sviluppo dovrebbe raddoppiare o anche triplicare entro la metà del secolo.

Il dato importante è che in Africa sta aumentando la popolazione in età lavorativa. L’età media tende verso i 50 anni nelle economie mature, mentre in Africa va a collocarsi sotto i 30 o sotto i 25. In teoria, l’Africa dovrebbe beneficiare di questo dividendo demografico, che potrebbe moltiplicare il suo potenziale di crescita economica. Ma, di fatto, la struttura dell’economia globale privilegia i lavoratori altamente qualificati a discapito di quelli a ridotto livello di educazione, che soltanto nel medio-lungo periodo potranno tornare ad inserirsi nelle innovazioni di processo indotte dall’automazione e dall’intelligenza artificiale. Di conseguenza, dobbiamo misurarci con una finestra temporale molto stretta – lo ha sovente rammentato il Presidente Mattarella – per valorizzare da subito il capitale umano dell’Africa affinché possa essere impiegato nell’economia produttiva. Si pone l’esigenza di promuovere politiche economiche e sociali capaci di sostenere la crescita e l’occupazione, di sconfiggere, al contempo, piaghe antiche come le carestie, le malattie endemiche e la mortalità infantile, e, parimenti, di spegnere i focolai di tensione politica e lottare contro ogni tipo di terrorismo.

Italia impegnata a restituire a Mediterraneo la sua fisionomia di ponte naturale
Ci stiamo adoperando per una strategia di risposta lungimirante, per un patto che restituisca al Mediterraneo la sua fisionomia di ponte naturale, che unisce l’area con il più alto numero di migranti (76 milioni in Europa, due in più che negli Stati Uniti, secondo gli ultimi dati disponibili, quelli del 2015), al corridoio continentale fra Golfo di Guinea e Golfo di Aden. E la centralità del Mediterraneo è uno dei temi prioritari della Presidenza italiana del G7.

Patto Europa-Africa va riempito di contenuti concreti e di impegni reciproci
Servono solidarietà, sistema efficace di ricollocamento e asilo, e più collaborazione con Paesi coinvolti
E’ fondamentale un impegno congiunto, concreto e paritario di Europa ed Africa, che garantisca solidarietà, un sistema efficace di ricollocamento e di asilo, ed una più intensa collaborazione con i Paesi coinvolti, tanto per il rientro dei non aventi titolo, quanto per un’incisiva azione di contrasto al traffico di esseri umani.

Dobbiamo lavorare insieme ai Paesi di origine e di transito dei migranti, riempendo di contenuti concreti e di impegni reciproci il Patto tra Europa e Africa, attraverso solidi e specifici partenariati con i singoli Stati africani, poiché le cause delle migrazioni sono differenti in ciascun Paese, e differenti sono gli strumenti necessari per intervenire alla radice dei problemi. Forte di questa intuizione, è stata l’Italia a proporre in sede europea il Migration Compact, il cui cardine è costituito da progetti di sviluppo e di investimento di lungo termine finalizzati ad incoraggiare un’armoniosa cooperazione tra continenti, agendo sulle cause profonde delle trasmigrazioni, e favorendo una più equa distribuzione della ricchezza.

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