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Cybernetics

Di Luigi Martino
In Columnist
26/01/2017
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Uno spazio ancora ungoverned

L’avvenuta militarizzazione del cyber-spazio (inteso come la quinta dimensione della conflittualità) è ormai un dato di fatto: lo hanno dimostrato gli Stati Uniti, con la loro ultima Cyber strategy pubblicata nell’aprile 2015, dove è stato scritto a chiare lettere che “gli Stati Uniti risponderanno anche con armi cinetiche in caso di attacchi cyber” e poi dalla Nato che, nell’ultimo Summit, ha stabilito che “anche in caso di attacco cibernetico sarà possibile applicare l’articolo 5 dell’Alleanza”. Queste decisioni “politiche” hanno aperto la strada (in verità già da tempo tracciata) a una vera e propria corsa agli armamenti cyber. Tuttavia, se da un lato la continua weaponization del cyber-spazio è in rapida ascesa anche attraverso progetti dedicati allo sviluppo di sistemi informatici offensivi, dall’altro lato si assiste a una vera e propria assenza di norme condivise a livello internazionale che vadano a indicare le “regole del gioco”.

In altre parole, il cyber-spazio è attualmente un luogo non governato da norme di comportamento condivise tra gli Stati e gli altri attori dell’arena internazionale e tutto ciò è reso ancora più complesso dalle difficoltà legate all’incapacità (o difficoltà) di giungere a una attribution al di là di ogni ragionevole dubbio (la recente tensione tra
Stati Uniti e Russia ne è solo un esempio). L’assenza di norme condivise (che siano vincolanti), non solo incentiva la complessità di un ambiente già sui generis come quello virtuale ma, rispetto ai classici ambienti “naturali”, un cyber-spazio ungoverned si presta a essere un veicolo per l’instabilità e l’insicurezza nazionale. Proprio la consapevolezza delle minacce provenienti dal dominio cyber, per la sicurezza e la pace internazionale, ha spinto i decisori politici a rintracciare delle cornici entro le quali far emergere delle norms of responsible State behaviour, che abbiano come fine ultimo la costituzione di un framework condiviso a livello internazionale, utile a mitigare e fronteggiare il rischio di escalation militare nel cyber-spazio. Consapevole di questa necessità, il G7 di Tokio dello scorso anno ha lanciato l’idea di stabilire un gruppo di lavoro dedicato al cyber-spazio, con il fine ultimo di promuovere la cooperazione internazionale all’interno dei G7 e negli altri fori. Per la prima volta l’Ise-Shima cyber group (Iscg) si riunirà in occasione del G7 italiano e avrà come primo punto all’ordine del giorno proprio la volontà di proporre un codice di condotta utile per governare il cyber-spazio, attualmente allo stato primordiale di wild, wild web.

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