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Alitalia, il piano di Ball e il ritiro di Hogan

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
24/01/2017
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Riduzione dei costi drastica, pari almeno a 160 milioni di euro entro l’anno, ma che non toccherà il costo del personale. È questo il piano dell’ad Cramer Ball per Alitalia, presentato al Consiglio di amministrazione riunitosi ieri, sotto la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo, per “un’approfondita analisi dei punti chiave del piano industriale della compagnia aerea”, si legge nella nota ufficiale. Hanno partecipato per la prima volta anche i nuovi consiglieri, Federico Ghizzoni e Gaetano Miccichè (collegato in videoconferenza), rappresentanti di Unicredit e Intesa San Paolo. Con performance finanziare  che nel primo trimestre dell’anno sono in linea con le previsioni, il CdA ha confermato il pieno appoggio al piano di rilancio e al management che dovrà guidare l’ormai ex compagnia di bandiera al raggiungimento degli obiettivi che da esso sono indicati. A tale piano contribuiranno anche Roland Berger e Kpmg. La loro nomina a consulenti esterni è stata infatti ratificata dal Consiglio. Berger sarà advisor industriale, mentre Kpmg sarà advisor finanziario. Entrambi dovranno offrire “una valutazione indipendente sul piano di rilancio preparato dall’ad e dal management della compagnia”.

A fine dicembre, proprio il CdA aveva dato il via libera alla seconda fase del piano industriale deliberato un finanziamento a breve termine per consentire al management di avviare, nei successivi 60 giorni, un negoziato con i principali stakeholder allo scopo di ottenere il loro impegno su misure che portino a una radicale riduzione dei costi; unico modo per garantire il sostegno di lungo termine di soci e istituti finanziari e assicurare così la sostenibilità dell’azienda.

Nel frattempo, sul fronte Etihad Airways, gruppo emiratino che detiene il 49% di Alitalia, è stato annunciato che il numero uno, presidente e ceo, James Hogan lascerà il proprio incarico tra pochi mesi, nella seconda metà del 2017, dopo undici anni alla guida della compagnia area che ha condotto dai 22 velivoli del 2006 ai 120 attuali. La notizia delle dimissioni era nell’aria, e rientra, secondo la nota rilasciata dal Gruppo, nel “processo di cambiamento” che lo stesso Hogan ha voluto e ideato. “Sono molto orgoglioso di quello che abbiamo costruito insieme al board e ai miei 26mila colleghi in Etihad, così come lo sono per il contributo importante della compagnia agli Emirati Arabi Uniti e alla crescita di Abu Dhabi. L’ultimo decennio ha visto risultati incredibili, ma è solo il primo capitolo della storia di Etihad”, ha commentato Hogan. Insieme a lui lascerà anche il cfo di Etihad Aviation Group James Rigney. Difficile immaginare come questo impatterà su Alitalia. Certamente, proprio le difficoltà della compagnia aerea italiana, connesse a quelle di AirBerlin, altra componente del Gruppo, avevano alimentato alcune critiche alla gestione di Hogan.

Qualche giorno fa, intervenendo alla 19ª Annual Global Airfinance Conference di Dublino proprio in riferimento al piano di rilancio di Alitalia, il ceo di Etihad aveva detto: “Il management e gli azionisti hanno lavorato sodo per mettere a punto un piano industriale per il futuro sostenibile del vettore e sono fiducioso che il management e i dipendenti abbracceranno il cambiamento necessario per tornare in pista. Ma voglio essere chiaro: sarà il management di Alitalia a definire e consegnare il piano industriale, che porterà la compagnia aerea verso il ritorno all’utile”. Ancora incerto l’effetto che l’annuncio del suo ritiro avrà su tutto questo. Forse ancora più incerto è il futuro dell’ad Cramer Ball, che già prima era dato per partente, e che ora perde uno sponsor importante ad Abu Dhabi.

(Foto: Alitalia)

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