Trovaci su: Twitter

La Russia vista da Clapper, direttore della National Intelligence

Di Emanuele Rossi
In In Evidenza
13/01/2017
0 Commenti

La Russia nei prossimi cinque anni continuerà a lavorare “per ripristinare lo status di grande potenza”, dice il report annuale Global Trends redatto dall’Ufficio del Director of National Intelligence James Clapper, creando interferenze anche attraverso “grey zones military tactics“, ossia quelle che confondono volutamente le condizioni di guerra e di pace; un esempio, i little green men, le forze speciali russe con tute verdi senza insegne schierate all’inizio della crisi in Crimea.

Mosca “rimane insicura nella sua visione del mondo”, scrivono gli analisti che compongono lo staff del direttore che supervisiona tutte le agenzie di intelligence americane, e per questo cercherà di cavalcare i propri interessi nazionali, come nel caso dell’Ucraina o dell’influenza in Siria, spiegano, in quanto sono questi “sforzi” che hanno permesso al presidente Vladimir Putin di mantenere la presa sul consenso nel paese, nonostante l’instabilità economica e le sanzioni messe in piedi da Stati Uniti e Unione Europea: “Mosca continuerà inoltre a usare la retorica antioccidentale e una ideologia nazionalista che evoca la forza imperiale e morale del popolo russo, al fine di gestire la vulnerabilità interna e far progredire i propri interessi”. Per gli analisti americani è questa “amalgama di autoritarismo, corruzione e nazionalismo” che molti “revisionisti trovano attraente”.

La politica estera aggressiva russa si concretizzerà in alcune zone cuscinetto disposte ai propri confini, dall’Artico alle periferie governate dai presidente-tiranni amici, e questo, secondo le previsioni quinquennali dell’ufficio di Clapper, significherà contrasti con i Paesi baltici e con l’Europa orientale, che Mosca vede come sue legittime aree di influenze. La Russia non fermerà la spesa militare, e anzi porrà “un accento sulla deterrenza strategica”, nonostante le difficoltà economiche, anche in contrasto con le politiche analoghe adottate lungo il confine est dalla Nato. E allo stesso tempo partiranno dalla Russia anche attacchi cyber, individuando gli Stati Uniti come obiettivo da colpire anche per spostare le politiche americane a proprio favore: qui non sfugge il richiamo al caso dell’hacking russo durante le presidenziali del novembre scorso, dossier su cui gli uomini di Clapper hanno coordinato le attività delle altre agenzie.

In un quadro geopolitico più in ampio: la Russia ha un enorme peso in tutta la dimensione eurasiatica, perché molti dei paesi che fanno parte di quest’area geografica pongono radici culturali nella dominazione russa, e Mosca ancora esercita potere commerciale e economico, nonché forte influenza, nei confronti di questi Stati. Secondo gli analisti dell’intelligence americana, se le tattiche di Mosca dovessero fallire (e se la stagnazione economica resterà forte, l’outlook molto legato al prezzo del petrolio resterà negativo e le sanzioni occidentali rimarranno in piedi), potrebbero innescarsi processi di instabilità interna in Russia. E questo non comporterebbe un minor impegno geopolitico russo, ma piuttosto un aumento dell’aggressività, e potrebbero anche innescarsi più situazioni “Ukraine-Style” nei paesi confinanti. C’è anche un potenziale elemento di trasformazione: l’aumento del coinvolgimento della Cina nella regione, se Pechino dovesse iniziare a muoversi non solo sotto gli interessi economici, ma anche perseguendo ambizioni politiche.

www.formiche.net

Lascia un commento

avatar