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Alitalia, incontro con il governo per il Piano industriale

Di Valeria Covato
In In Evidenza
09/01/2017
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Un’offerta di lusso nel lungo raggio e una simile a quella delle compagnie low cost per i voli nazionali e in Europa. E ancora, forte riduzione dei costi e tagli al personale. Ma gli sforzi potrebbero risultare vani: con i suoi 22 milioni di passeggeri il rischio è che Alitalia sia ormai troppo piccola per competere a livello europeo e globale. Ecco i prossimi passi, e i timori, di Alitalia-Etihad alle prese con il nuovo piano industriale 2017-2020 approvato in una forma snella nel consiglio di amministrazione del 22 dicembre ma ancora in via di definizione.

Il nuovo piano industriale 2017-2020 di Alitalia sarà oggi, 9 gennaio, sul tavolo del Governo, dove è previsto un incontro con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e quello dei Trasporti, Graziano Delrio. Nel corso degli incontri che si terranno l’11 o il 12 gennaio toccherà poi ai sindacati esprimere il loro parere. Il piano prevede un numero di esuberi che potrebbe variare in base all’entità della ristrutturazione che sarà oggetto di confronto con i sindacati. Gli esuberi ufficiali sarebbero 1.640, ma secondo fonti sentite dal Sole 24 ore il numero reale sarà più alto, e potrebbe arrivare fino a 4.000.

La flotta messa a terra nell’immediato sarà composta da 23 aerei di medio raggio, su un totale di 98 velivoli ora in flotta, mentre entro il 2020 quella di lungo raggio dovrebbe aumentare di un minimo di 8 aerei rispetto ai 24 aerei attuali. “L’incremento potrebbe essere maggiore, fino a 16 macchine in più, se Alitalia riuscisse ad aumentare i voli verso il nord-America rinegoziando gli accordi della joint venture transatlantica con l’americana Delta e Air France-Klm”, ha osservato Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore.

Oltre ai tagli del personale il piano prevede una riduzione di costi che nel 2021, a regime, porterebbero a risparmi per un miliardo. “Probabilmente Alitalia alla fine di questo processo avrà 2mila lavoratori in meno e metterà a terra una ventina di aerei. Questi tagli derivano dal fatto che la compagnia perde oltre un milione di euro al giorno, circa 400 milioni di euro nel 2016”, ha osservato Andrea Giuricin, esperto di economia e trasporti, docente all’Università Bicocca di Milano intervistato da Formiche.net.

Cosa fare dell’aeroporto lombardo di Milano Malpensa? Se lo chiedo esperti e addetti ai lavori. I decolli degli aerei con la livrea tricolore sono ridotti all’osso, ha scritto il Corriere della Sera. Lunedì 9 gennaio, per esempio, si contano soltanto cinque voli operati da Alitalia: tre verso Fiumicino, uno verso New York, uno per Tokyo. Dal 1° febbraio spariranno quelli verso Roma – affossati dal dimezzamento del traffico e dalla presenza dell’Alta Velocità ferroviaria – e nel Varesotto si chiedono se la compagnia non abbia deciso di abbandonare pure il secondo scalo più importante del Paese per concentrarsi di più su Linate, scalo che — potenzialmente — conta su un bacino di passeggeri che è il doppio di quello di Malpensa”.

A risolvere momentaneamente le difficoltà di cassa della compagnia sono accorse, con nuova iniezione di risorse, le grandi banche italiane azioniste di Alitalia, Unicredit e Intesa, sbloccando 180 milioni di linee di credito già in essere ma congelate, ma rivendicando impegni più stringenti nella definizione della strategia industriale della compagnia aerea controllata da Etihad, oltre che nella riduzione dei costi. L’accordo tra Alitalia e le due banche, è stato siglato dopo la conversione del prestito da 216 milioni in quasi equity da parte degli arabi. Secondo indiscrezioni riportate dal Sole 24 ore le banche azioniste e creditrici sarebbero però irritate con Etihad dopo il flop del piano che prometteva l’utile per quest’anno, mentre ci sarà una perdita stimata in almeno 500 milioni di euro, tanto che “dubitano che Ball sia il manager adatto a guidare il difficile riassetto”.

Per Giuricin è probabile che gli sforzi messi in atto dalla compagnia con il nuovo piano industriale non bastino. Ecco perché: “La soluzione stand-alone è impossibile e sarà necessario entrare dentro un grande gruppo europeo. E probabilmente questo grande gruppo è Lufthansa”, ha detto l’esperto dopo la decisione della compagnia di sospendere i voli Roma-Malpensa e gli scatti dei salari. Secondo Giuricin infatti “anche incrementando i voli a lungo raggio, Alitalia perderà soldi anche su queste tratte perché non riuscirà a riempirli senza il feederaggio. Inoltre bisogna ricordare che per “costruire” una rotta a lungo raggio ci vogliono due anni di perdite prima che diventi profittevole”.

www.formiche.net

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