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Fiumicino, inaugurata la nuova area di imbarco

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
21/12/2016
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Aeroporti di Roma ha inaugurato oggi la nuova aerea di imbarco dell’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino. Si tratta dell’area E, la nuova “porta dell’Italia al mondo”, come l’ha definita l’amministratore delegato di ADR Ugo de Carolis. A fare gli onori di casa, insieme al numero uno di Aeroporti di Roma, è stato l’amministratore delegato di Atlantia, holding di ADR, Giovanni Castellucci. Sono intervenuti anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il sindaco di Fiumicino Esterino Montino, e il presidente dell’Enac Vito Riggio.

L’infrastruttura
L’aerea è destinata ad accogliere i voli internazionali extra Schengen (oltre 90 destinazioni), il primo dei quali in partenza proprio nel pomeriggio di oggi. L’infrastruttura è “concepita secondo i più avanzati criteri ingegneristici e architettonici made in Italy”, ha spiegato De Carolis. “Il design, la progettazione, la costruzione e la gestione: è tutto made in Italy”, ha aggiunto. Sono stati prediletti spazi ampi e il passaggio diretto della luce naturale, supportato quest’ultimo da oltre 16mila lampade a led poste sul soffitto a volta. L’edificio dell’avancorpo, collegato al Terminal 3 grazie a diversi passaggi pedonali, è strutturato su tre livelli: i due superiori sono dedicati allo shopping, mentre quello inferiore a 8 gate di imbarco remoti, per circa 35mila metri quadrati. Accanto all’avancorpo si trova il molo, collegato anch’esso tramite un ampio passaggio pedonale e dotato di 14 gate con loading bridge. In tutto, l’area aggiunge allo scalo 90mila metri quadri e 22 nuovi gate. L’investimento per la realizzazione dell’area, affidata all’impresa Cimolai, è stato di 390 milioni di euro.

Il progetto di sviluppo dello scalo
L’area E ha una capacità superiore ai 6 milioni di passeggeri all’anno, tale da portare la capacità complessiva dello scalo oltre i 45 milioni annui. L’infrastruttura rientra in un piano di sviluppo ancora più ampio, il cui obiettivo finale è una capacità di 58 milioni. Proprio per questo, l’inaugurazione di oggi è stata descritta dallo stesso De Carolis come “un punto di partenza”. Il percorso da seguire è tracciato dal prossimo piano quinquennale 2017-2021, che prevede la riqualifica del T5, del T3 nel suo complesso, ma soprattutto l’estensione del T1 con “l’aumento del 50% della capacità per l’area Schengen”, ha spiegato Castellucci, ad del Gruppo Atlantia che dal 2013 controlla ADR. La grande forza del progetto, ha detto dello stesso Castellucci, è “ricostruire sull’esistente, senza consumare nuovo territorio, e insieme garantire il più alto livello di qualità di servizi”. Per la riqualifica del Terminal 1 (avancorpo e area d’imbarco A), il progetto prevede 24 nuovi gate di cui 14 con loading bridge. Proprio l’ampliamento dell’aeroporto su sé stesso, pone il Leonardo da Vinci tra gli scali in grado di dettare best practice in Europa e nel mondo.

Il biglietto da visita per l’Italia
Cuore pulsante della nuova area è la piazza del made in Italy, “il miglior biglietto da visita per l’Italia”, secondo Castellucci. La “piazza che ricorda le bellezze italiane”, come ha voluto chiamarla il premier Gentiloni, è dedicata ai servizi e alle facility per il passeggero, con oltre 40 punti vendita. Ospita brand di lusso italiani e internazionali ma anche punti vendita in grado di soddisfare i bisogni di tutti i passeggeri (dai negozi di souvenir, ai servizi di parafarmacia, fino alla libreria e ai punti dedicati all’enogastronomia). La piazza ospita inoltre dieci attività di ristorazione con una proposta variegata che va dalla cucina asiatica al burger gourmet, ma che, anche in questo caso, vede la promozione del made in Italy quale cifra stilistica. “Persino Tom Hanks sarebbe contento di rimanervi prigioniero”, ha detto Gentiloni ricordando il film The Terminal.

Il rapporto con il sistema-Paese
Lo sviluppo del maggiore scalo del Paese sarà utile e efficace solo se inserito in un sistema efficiente. È quanto emerso soprattutto dalla parole del sindaco Montino e del presidente della regione Zingaretti. “Il lavoro dovrà procedere sempre più strettamente connesso con la città metropolitana di Roma capitale”, ha affermato il sindaco di Fiumicino. “Il rapporto con tutti i comini del territorio – ha aggiunto – è fondamentale”. Per funzionare, la nuova area E, “ha bisogno di un ecosistema intorno, non solo infrastrutturale, ma anche sociale e culturale”, gli ha fatto eco Zingaretti. Il potenziamento dello scalo di Fiumicino rappresenta così inteso “un tassello di quel modello di sviluppo a cui aspirare – ha aggiunto il presidente della regione Lazio – per trasformare intuizioni e visioni in fatti concreti, attraverso competitività, qualità, genio e bellezza del nostro sistema-Paese”.

Difficoltà superate
Certo, come tutte le grandi opere del Paese, anche la costruzione dell’area E ha incontrato le sue difficoltà. Le ha ricordate nel suo intervento il presidente dell’Enac Vito Riggio: “il contratto di programma è stato presentato nel 2003, poi bloccato nel 2005 dal Ministero dell’Economia e sbloccato solo dalla deroga del governo Monti nella sua fase finale”. Da ultimo, a maggio 2015, l’incendio al Terminal 3 con tutte le critiche che ne sono seguite. “La giornata di oggi dimostra che le difficoltà si possono superare”, ha detto Riggio. “Fiumicino è oggi il primo aeroporto in Europa per qualità di servizi”, ha aggiunto riferendosi al report presentato a ottobre dall’Airport Council International (Aci): il Leonardo da Vinci è risultato primo tra i grandi hub europei per gradimento dei viaggiatori nei mesi di luglio, agosto e settembre. Anche il presidente dell’Enac guarda avanti: “ci sono 2 miliardi di investimento per il prossimo quinquennio, circa il 50% di quanto spendiamo nel resto del Paese, in un contratto di programma quasi pronto”.

Le parole del ministro
Per il ministro dei trasporti Delrio, la realizzazione dell’area E è stata possibile attraverso una duplice ambizione: “la cooperazione tra vari livelli, non solo istituzionali, ma anche pubblico-privati; e la disciplina, dalle ditte serie ai lavoratori convinti di fare qualcosa di utile per il Paese, fino alla vigilanza, che spetta a noi, di verificare il raggiungimento degli obiettivi”.

Le Foto di Airpress e ADR

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