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DICEMBRE 2016

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
15/12/2016
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Quando si dice che non te lo aspetti. La fine del 2016 regala scenari pressoché imprevisti, se non imprevedibili. Il presidente eletto Donald Trump – già questa una novità inattesa – ha non solo indicato alcuni importanti militari per i vertici del suo governo ma, stupendo tutti gli analisti, ha preso a “bombardare” le due più importanti aziende americane del settore della difesa, Boeing e Lockheed Martin. Mettere in discussione il nuovo Air Force One e il programma F-35 corrisponde a una visione strategica (quale?) o è frutto di una improvvisazione destinata a essere riassorbita, magari anche grazie al ruolo decisivo del Senato? Vedremo, e cercheremo di raccontarlo. Intanto, anche in Italia il quadro appare nel giro di poche settimane ulteriormente cambiato. Gli effetti dell’esito referendario non hanno mancato di manifestarsi. E se, in caso di vittoria del no, le dimissioni di Renzi erano state largamente annunciate, nessuno poteva immaginare cosa sarebbe accaduto dopo. Lo diciamo subito e senza giri di parole. Dal punto di vista della difesa e della sicurezza internazionale, il nuovo esecutivo si presenta con tutte le carte in regola. I passaggi di Gentiloni dagli Esteri a capo del governo, quello di Alfano dal Viminale alla Farnesina e quello di Minnitti dall’intelligence all’Interno, insieme alla riconferma della Pinotti alla Difesa, rappresentano un chiaro e inequivoco rafforzamento dell’ancoraggio transatlantico del nostro Paese. Competenze e politiche si ritrovano convergenti in una visione che ha, almeno nella proiezione della sicurezza, un suo ubi consistam. Unica nota dolente, non può essere sottaciuta, la completa sottovalutazione della centralità dello spazio come materia cruciale per la crescita del nostro comparto industriale. La senatrice Stefania Giannini nella sua veste di ministro era riuscita a consolidare la posizione italiana e nell’ultima ministeriale Esa aveva ottenuto un riscontro unanimemente giudicato ottimo. Il dicastero dell’Università e della ricerca è ora affidato alla collega Valeria Fedeli, persona di eccezionali qualità personali e politiche, ma (ancora) digiuna di satelliti, lanciatori e programmi spaziali. L’ottimismo non ci manca e neppure l’ambizione di essere uno strumento di comunicazione utile, ma non possiamo negare che in questa fase la continuità sarebbe stata assai favorevole al settore dello spazio. Proprio i momenti di confronto (talvolta scontro) in ambito europeo ci rimandano alla contraddizione di Bruxelles, che invoca lo spirito comunitario per poi infrangersi negli scogli nazionali. Riuscirà la difesa europea a decollare o sarà solo il tentativo di imporre ulteriormente il complesso industriale franco-tedesco? Il 2017 sarà cruciale e il governo Gentiloni avrà la missione – al limite dell’impossibile – di riuscire in pochi mesi a lasciare la sua impronta fra Unione europea, G7 e Consiglio di sicurezza dell’Onu. Allacciamo le cinture: in questo tempo instabile, ne vedremo delle belle… e non solo in Italia.

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