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maggio 2014

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
26/05/2014
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A un punto di svolta. È qui che siamo arrivati nella definizione di tre dossier decisivi per il futuro prossimo venturo nei settori dell’aviazione, della difesa e dello spazio. Partiamo dal merger fra Alitalia ed Etihad, ancora in fase di definizione mentre andiamo in stampa. L’intesa fra la storica compagnia di bandiera, privatizzata solo pochi anni fa e l’azienda degli Emirati rappresenta una doppia opportunità: sia perché offre una prospettiva concreta di mantenimento e sviluppo del business del trasporto aereo in Italia, disegnando un’alleanza geo-economica molto interessante, sia perché consente di sciogliere diversi nodi che per tanti anni, decenni, la nostra classe dirigente non era riuscita a sciogliere (i nodi degli scali o del personale, per esempio). Insomma, se tutto andrà per il verso giusto, avremo un vettore meno italiano ma più solido. Un buon risultato, anzi ottimo. Il secondo breakthrough è il nuovo top management di Finmeccanica con l’approdo, come ad e dg, di Mauro Moretti. Il cambio arriva dopo che il precedente vertice di piazza Montegrappa aveva non solo riportato in ordine i conti ma, soprattutto, indicato una strategia d’orizzonte nella governance e nella definizione più puntuale del perimetro delle attività “core”. In questo senso, era stata fatta la scelta di dare un ruolo più forte e operativo alla corporate attraverso un processo di divisionalizzazione e di puntare tutto su aeronautica, spazio e difesa, rinunciando al settore dei trasporti e dell’energia (le Ansaldo). L’ormai ex amministratore delegato di Ferrovie dovrà confermare queste scelte oppure rivederle. Senza trascurare l’importanza di un contesto di alleanze internazionali e di riorganizzazione del mercato, con il rischio che Finmeccanica possa essere riportata in una dimensione più squisitamente domestica. Terzo dossier che trova finalmente una soluzione è quello relativo alla guida dell’Agenzia spaziale italiana. Il governo ha scelto il professor Battiston, uno dei ricercatori più apprezzati e fra i più giovani. La nomina rappresenta quindi un positivo punto di ripartenza, dopo lo scandalo che ha travolto la gestione Saggese. Ovviamente, le questioni aperte nel campo degli interessi italiani sul settore spazio restano immutate. Il tema, in questo caso, riguarda il finanziamento di programmi come Cosmo-SkyMed, dai quali dipendono le capacità competitive dell’industria italiana. Qui, il raccordo fra ricerca, impresa e Agenzie (quella italiana, ma anche quella europea) necessita di una visione strategica e anche di una competenza manageriale specifica. Le sfide sono tutte da giocare, ma almeno adesso va chiarendosi il contesto dentro il
quale queste partite potranno essere svolte. I tempi, come al solito in Italia, segnano un grave ritardo. Nonostante un quadro istituzionale che continua ad apparire instabile, ora abbiamo nuovi punti fermi. Forse si tratta di condizioni non sufficienti, ma di certo erano necessarie. Ora, cerchiamo di far decollare la ripresa dell’Italia.

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