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Alta tensione sulla Siria, nonostante Trump

Di Emanuele Rossi
In In Evidenza
25/11/2016
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Tre notizie differenti, tre microcosmi della guerra civile siriana, tre argomenti che possono far capire quanto sia complicata la situazione attuale del conflitto. Mentre il presidente eletto americano Donald Trump dichiara durante un’intervista al New York Times che è “un problema che dobbiamo risolvere”, ma che lui ha una visione molto diversa delle cose, per esempio bisogna evitare di far cadere Bashar Al Assad e collaborare con la Russia (tutto qui, niente di più degli annunci della campagna elettorale). E mentre Staffan de Mistura, il delegato Onu per il conflitto, dice sempre al New York Times che Washington in realtà ha “una finestra temporale” molto limitata per avviare queste collaborazioni con Mosca perché, secondo l’osservatore delle Nazioni Unite, entro gennaio i governativi potrebbero aver preso Aleppo; e per farlo potrebbero aver prodotto un massacro, una crisi umanitaria enorme, e a quel punto “potrebbe essere difficile per qualsiasi presidente degli Stati Uniti, a prescindere delle sue priorità, di ignorare l’indignazione internazionale” (tra l’altro: siamo sicuri che la caduta di Aleppo sarebbe un freno al terrorismo internazionale, come sostengono Mosca e Damasco? Risposta: no). E ancora, mentre il Wall Street Journal spara uno scoop a proposito della gestione politica di questa fase di proto-amministrazione Trump: Donald Jr, il figlio di colui che dal 20 gennaio sarà presidente, l’11 ottobre è stato al celebre Ritz di Parigi per incontrare personaggi del mondo politico, diplomatico e dell’imprenditoria, che spingono perché la crisi siriana sia risolta di concerto tra Mosca, Washington e Damasco. Che ruolo ha Donald Trump Jr nell’amministrazione? È il figlio del capo, e tanto basta per questa sceneggiatura da serie Tv (si ricorderà in “House of Card” quando la moglie del presidente diventa ambasciatrice all’Onu e segue direttamente lei i dossier più caldi col presidente russo). Le tre vicende, si diceva.

La Siria ha bombardato la Turchia?

L’esercito turco ha dichiarato che tre militari sono rimasti uccisi e altri dieci feriti a causa di un bombardamento aereo siriano che ha colpito un’unità di Ankara al nord della Siria; il territorio è interessato dall’operazione Scudo dell’Eufrate, con cui la Turchia sta cercando di liberare il suo confine sud dalla presenza dello Stato islamico e dei curdi siriani (entrambi nominalmente nemici anche di Damasco). L’agenzia di stampa statale turca Anadolu ha detto che il bombardamento, presumibilmente siriano, è avvenuto nei pressi di al Bab, l’ultimo dei villaggi che i soldati turchi, aiutati da alcune fazioni dei ribelli del Free Syrian Army, devono liberare dal controllo dello Stato islamico. La Bbc cita invece il gruppo di monitoraggio del conflitto con sede a Londra, che riporta come causa dell’uccisione dei militari turchi l’esplosione di un’autobomba dell’IS. Al momento non c’è niente di chiaro: Ankara incolpa i siriani, i quali non commentano. Se Damasco fosse realmente responsabile dell’attacco sarebbe la prima volta che i siriani colpisco i turchi: l’offensiva Scudo è iniziata dal 24 agosto, e nonostante il governo siriano l’abbia definita una “flagrante violazione della sovranità siriana” non si è mai mosso contro. Sullo sfondo un accordo tacito con la Russia: Mosca ha permesso alla Turchia di invadere un pezzetto di Siria e chiesto pazienza a Damasco (contraccambio: Ankara avrebbe chiuso gli occhi su Aleppo?).

Il contrabbando di jet-fuel

La Reuters ha un’esclusiva: navi cisterna russe avrebbero passato jet-fuel alla Siria di contrabbando, contravvenendo alle sanzioni imposte su Damasco. Almeno due navi sono passate per Cipro e per la Grecia prima della consegna, racconta la fonte anonima dell’agenzia inglese. I greci non hanno commentato la notizia, i ciprioti hanno detto di non essere a conoscenza che navi del genere hanno attraccato nei propri porti, la Russia s’è limitata a dire che le sanzioni non valgono per la squadra aerea che Mosca ha piazzato in Siria. Il punto è che le informazioni di intelligence parlano di un trasferimento verso l’aviazione siriana, e questo non sarebbe consentito, dato che esiste una risoluzione Ue, la 1323/2014, con cui è stato vietato che carburante per aerei da guerra possa arrivare in Siria passando dal territorio di uno stato membro europeo. La Reuters dice che in un paio di settimane, a ottobre, due navi cisterna russe, la “Yaz” e la “Mukhalatka”, hanno trasportato tramite il porto cipriota di Limassol e quello greco di Agioi Theodoroi migliaia di metri cubi di carburante sono arrivati sul suolo siriano contribuendo a “mantenere mezzi aerei di Assad operativi”. L’Ue indaga se stati membri hanno commesso la grave violazione.

Israele contro Hezbollah

Il governo israeliano è tornato ad accusare i Guardiani rivoluzionari iraniani di fornire armi al gruppo combattente Hezbollah e usare il caotico teatro siriano per permettere questi passaggi – per Gerusalemme quelle armi saranno usate in un nuovo conflitto che il Partito di Dio libanese sta già programmando contro Israele. L’accusa è stata sollevata dall’ambasciatore all’Onu Danny Danon, che ha denunciato l’uso iraniano dei voli di compagnie aeree civili, come la Mahan Air (sotto sanzioni americane per i collegamenti con le Quds Force, le forze speciali dei Guardiani considerate una sorta di gruppo terroristico). In sostanza Danon dice che valige cariche di armi vengono imbarcate dalla Mahan e fatte atterrare a Beirut o a Damasco; sia in Libano sia nei passaggi via terra dalla Siria Hezbollah non ha grossi problemi a superare i controlli. Questo del passaggio di armi verso i miliziani sciiti libanesi è un tema ricorrente del conflitto siriano, con gli israeliani che hanno colpito più volte in Siria, ogni volta che le informazioni di intelligence ottenute parlavano di questi viaggi di armi verso il Libano. Israele sull’argomento ha trovato un punto di equilibrio con la Russia, che controlla lo spazio aereo siriano ma concede tacitamente operazioni israeliane contro gli Hez, nonostante i miliziani libanesi siano i principali alleati dell’Iran, che è a sua volta alleato russo.

I grattacapi di Trump

Anche il prossimo presidente degli Stati Uniti dovrà trovare un punto di equilibrio con Gerusalemme: Trump ha dichiarato che vorrebbe essere ricordato come colui che ha fatto siglare la pace tra Israele e Palestina, e pare stia pensando al genero Jared Kushner come inviato speciale della Casa Bianca per le mediazioni (il genero pacificatore in Medio Oriente è un altro pezzo di quella sceneggiatura che fa invidia alle serie Tv). Trump durante la campagna elettorale ha più volte inviato messaggi di sostegno a Israele, anche contro l’Iran e contro l’accordo sul nucleare, a cui già diversi esponenti dell’inner circle trumpiano si sono opposti. Per negoziare con Israele non si può parlare con l’Iran, per negoziare sulla Siria insieme alla Russia, invece, occorre passare anche per Teheran: e questo è solo uno dei grossi grattacapi che l’America che sarà di Trump si trova davanti. Un altro? Se la Turchia dovesse reagire a quell’attacco del regime siriano e mandare i suoi uomini pochi chilometri a sud, verso Aleppo, che cosa succederebbe, anche inquadrando il paese nell’ottica Nato?

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