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Trump sceglie il genero Kushner per la pace tra Israele e Palestina

Di Zeffira Zanfagna
In In Evidenza
24/11/2016
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Jared Kushner, giovane imprenditore del New Jersey, e dal 2009 marito di Ivanka Trump, secondogenita del presidente eletto degli Stati Uniti, potrebbe essere incaricato di mediare la pace, per conto degli Stati Uniti, tra Israele e Palestina. Martedì scorso, in un’intervista con il New York Times, Donald Trump, ha detto di voler porre fine al conflitto tra Israele e Palestina e che suo genero potrebbe essere d’aiuto nel raggiungere la pace.

“Mi piacerebbe molto essere quello che ha reso possibile la pace tra Israele e Palestina, il che sarebbe un grande risultato”, ha detto Trump ai giornalisti del New York Times. “Un sacco di persone mi hanno detto, molte delle quali molto in gamba, che è impossibile. Io non sono d’accordo. Io credo si possa raggiungere la pace”, ha proseguito il presidente eletto degli Stati Uniti. Ipotizzando la possibilità che Jared Kushner, suo genero, possa avere un ruolo all’interno dell’amministrazione Trump, il presidente eletto degli Stati Uniti ha suggerito che “il marito di sua figlia Ivanka potrebbe essere in qualche modo coinvolto nel processo di pace in Medio-Oriente”, si legge sul quotidiano israeliano Jerusalem Post. “Jared Kushner potrebbe facilitare il processo di pace tra israeliani e palestinesi”, ha twittato uno dei giornalisti del New York Times durante l’intervista. La scelta non sarebbe casuale poiché Jared, cresciuto nel New Jersey, è nato in una famiglia ebraico-ortodossa, di origine europea. I nonni, cosiddetti ashkenaziti, ebrei orientali, sopravvissuti all’olocausto, lasciarono la Polonia nel 1949 e si trasferirono negli Stati Uniti.

Non è la prima volta che Donald Trump dichiara pubblicamente di voler assegnare a Jared Kushner, già figura chiave della campagna elettorale che l’ha portato alla vittoria, un incarico all’interno dell’amministrazione che a breve si ritroverà a guidare; tuttavia, una legge anti-nepotismo del 1967, di fatto, glielo impedisce. A oggi, però, questo non ha fermato il presidente degli Stati Uniti che ha affermato pubblicamente di “poter nominare Kushner inviato speciale in una regione che questi conosce”. Ma volendo tralasciare le affermazioni, di fatto Jared Kushner e Ivanka Trump, oltre a essere membri a tutti gli effetti del team di transizione guidato da Mike Pence, il 17 novembre erano presenti all’incontro tra Donald Trump e il primo ministro giapponese Shinzo Abe, durante la prima visita ufficiale tra Trump e un leader straniero.

Durante la campagna elettorale Trump ha rilasciato commenti contrastanti sulla questione israelo-palestine. L’allora candidato repubblicano, in un tentativo di volersi mostrare favorevole al processo di pace tra le parti, aveva affermato di sposare una posizione “neutrale”, si legge sul quotidiano israeliano Haaretz. La dichiarazione, tuttavia, non aveva suscitato le reazioni auspicate, anzi, era stata criticata dai supporter di Israele negli Stati Uniti. In seguito, Trump aveva optato per una linea più decisa, affermando che, in caso di vittoria, non avrebbe esercitato nessuna pressione su Israele e che, anzi, avrebbe assecondato la sua politica degli insediamenti. C’è stata poi la volta in cui Trump ha suscitato le critiche dei palestinesi, affermando che “Gerusalemme dovrebbe essere riconosciuta capitale di Israele e che l’ambasciata degli Stati Uniti dovrebbe essere spostata là (attualmente ha sede a Tel-Aviv)”, riporta il quotidiano The Times of Israel. A marzo, in occasione della conferenza annuale organizzata dall’Aipac – l’American Israel Public Affairs Committee – Trump prima aveva accusato le Nazioni Unite per aver sempre cercato di “imporre” un accordo tra Israele e Palestina, poi, aveva ribadito che “i palestinesi devono sedersi al tavolo delle trattative con la consapevolezza che il legame tra Israele e Stati Uniti è totalmente e assolutamente indistruttibile”.

Alla notizia della vittoria di Donald Trump, la destra israeliana ha per lo più accolto la notizia favorevolmente. La classe di governo israeliana, infatti, “ha percepito l’ascesa al potere del magnate dell’immobiliare una sorta di via libera agli insediamenti nella West Bank”, scrive The Times of Israel. Il ministro dell’Istruzione israeliano Naftali Bennett ha recentemente incontrato alcuni membri del team di transizione messo in piedi dal presidente eletto Donald Trump e ha invocato la ricerca di un’alternativa a quella soluzione della questione israelo-palestinese che prevede la creazione di due Stati. D’altra parte, James “Mad Dog” Mattis, probabile segretario alla Difesa della futura amministrazione Trump, ha lasciato intendere che per gli Stati Uniti è troppo rischioso supportare incondizionatamente un Paese la cui politica degli insediamenti potrebbe trasformarlo in un vero e proprio stato dell’apartheid.

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