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Cybernetics

Di Luigi Martino
In Columnist
21/11/2016
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And the winner is… cyber-security!

La (strana) campagna elettorale degli Usa e il risultato (inatteso) della nomina alla Casa Bianca di Donald Trump hanno creato non poco scompiglio nella comunità internazionale. Un altrettanto elemento, degno di nota, è stato il mancato cyber-attacco al sistema elettorale elettronico degli States, in particolare è rilevante segnalare come Trump sia riuscito a vincere senza il pronosticato aiuto degli hacker russi. Al di là dell’esito, questa inusuale campagna elettorale si lascia dietro una serie di strascichi che hanno premiato il candidato con la linea dura negli affari interni e la mano tesa nelle relazioni internazionali della superpotenza mondiale. In altre parole, Trump (e il suo entourage) si sono dimostrati essere all’avanguardia rispetto ai piani ortodossi della Clinton, portando avanti un approccio realistico, degno dello stratega Henry Kissinger. Il messaggio di Putin (uno dei primi a congratularsi con il nuovo presidente) non lascia dubbi sulla nuova era che si prospetta nelle relazioni Usa-Russia, così come ci sarà da aspettarsi un nuovo avvicinamento con Israele, messo all’angolo, negli scorsi anni, dai pessimi rapporti personali tra Obama e Netanyahu. Tuttavia, uno degli elementi vincenti che ha contraddistinto questa atipica campagna elettorale è stata, senza dubbio, l’ascesa della cyber-security ai primi posti nell’agenda dei policy-maker americani, una
priorità che ha accomunato entrambi gli schieramenti, democratici e repubblicani. Non vi è ombra di dubbio sulla rilevanza strategica assunta dal dominio cyber nelle attuali relazioni internazionali, così come non vi sono incertezze sulla previsione che il presidente neo-eletto porterà avanti, in segno di continuità con l’amministrazione uscente, i programmi di supremazia militare e politica degli Stati Uniti nel dominio cyber, anche e soprattutto in un’ottica tutta repubblicana del sacro egoismo dell’interesse nazionale. La retorica da campagna elettorale lascerà spazio, c’è da sperarlo, alla real politik che prevede, in primis, una presa di responsabilità rispetto agli impegni assunti in passato. In altre parole, il vorticoso Trump dovrà fare i conti non solo con i riluttanti alleati (a est di Berlino) che non vedono di buon occhio il riavvicinamento con Putin ma, ed è questo il punto dolente, dovrà schierarsi di fronte al numero crescente di attacchi informatici indirizzati contro strutture civili e militari americane e che (direttamente o indirettamente) vengono avallati dal Cremlino. Cyber-attack che, lungi dal produrre effetti virtuali, rappresentano viceversa una minaccia reale, stimata in svariati miliardi di dollari per l’economia degli Stati Uniti.

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