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Il personaggio

Di Chiara Rossi
In Columnist
21/11/2016
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Una freccia tricolore per Amatrice

Luca Galli, capitano pilota delle Frecce tricolori

Luca Galli, capitano pilota delle Frecce tricolori

Far parte della Pattuglia acrobatica nazionale significa rappresentare un insieme di tradizioni e valori che hanno più di 55 anni di storia. “Disegnare in cielo i colori della nostra amata Italia, effettuando manovre acrobatiche dall’elevatissimo contenuto tecnico, armoniose e sincronizzate, ci porta a essere apprezzati in Italia e nel mondo. Credo che tutti noi, indossando il casco delle Frecce tricolori, una volta staccate le ruote da terra, ci sentiamo parte di un’unica cosa e sentiamo forte l’orgoglio di rappresentare tutti gli italiani”. Parola di Luca Galli, classe 1983, III gregario sinistro delle Frecce tricolori. Una carriera iniziata nel 2014 quando supera la selezione per entrare a far parte della Pan e al culmine a maggio del 2015 con l’esordio in formazione: “Ricordo quel giorno come uno dei momenti più emozionanti della mia carriera e porterò queste emozioni con me per sempre”. La selezione è volontaria e aperta a tutti i piloti dell’Aeronautica militare provenienti dai reparti jet, ma con specifici requisiti: è prevista una soglia minima di ore di volo da aver praticato su velivoli aerotattici, insieme ad alcune qualifiche che possono essere conseguite solo dopo un lungo periodo di permanenza presso i reparti operativi dell’Am. Per diventare membro della Pan la tecnica non è tutto, “si deve essere particolarmente predisposti per la vita e il lavoro di squadra” osserva il capitano Galli. Un forte senso per la comunità e la collaborazione che si evince sia nell’Aeronautica sia nella vita privata: dopo il terremoto che ha sconvolto il centro Italia a fine agosto, durante l’annuale esibizione a Jesolo, il pilota ha scelto di rimanere a terra per aiutare il suo paese, Amatrice. I suoi compagni non hanno riempito il vuoto nello schieramento lasciato dal suo Pony 7. “Il sisma, come tutti gli eventi catastrofici, pone di fronte a situazioni tragiche, specie quando è coinvolta la propria famiglia o i luoghi in cui si è cresciuti. Le difficoltà in quei giorni erano insormontabili. La decisione di non volare per rimanere a dare il mio contributo è venuta dal cuore e il 313° Gruppo A. A. mi ha supportato. In quei giorni ho avuto modo di conoscere e aiutare tante brave persone, che rischiavano la loro vita per salvare chi era intrappolato tra le macerie. Molti amici non sono sopravvissuti alla catastrofe e quella posizione vuota la domenica a Jesolo ha rappresentato per me proprio la loro mancanza, e quella di un paese (il mio) che ora non esiste più. Simbolicamente non erano le Frecce tricolori senza il loro numero 7 ma era l’Italia senza più 299 dei suoi cittadini, senza più una delle sue belle cittadine piene di storia e cultura”.

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