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Novembre 2016

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
19/11/2016
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Infine il ciclone Trump si abbattè sull’Europa. Se tutti gli analisti teorizzavano una nuova Casa Bianca, in pochi si aspettavano che a vincere sarebbe stato il candidato repubblicano. Lo spettro di un radicale cambio di paradigma si è presentato agli occhi del Vecchio continente provocando reazioni anche inusitate. Nessuno è in grado di anticipare dove andranno gli Stati Uniti con la presidenza che si insedierà il prossimo 20 gennaio, ma è chiaro che d’un tratto l’Europa ha scoperto la solitudine in cui si trova. La risposta, affidata all’italiana Federica Mogherini, che ha la titolarità della politica estera e di sicurezza, è stata forte in termini di annunci, ma è apparsa allo stesso modo velleitaria. Sono anni che i nostri alleati chiedono ai Paesi membri della Ue di spendere di più in difesa. La risposta è stata “non pervenuta”. O meglio, è tornata in auge l’idea della difesa comune. Un concetto corretto, che giustamente i ministri italiani hanno lanciato, ma che richiede uno sforzo di budget significativo e una unità politica che oggi si
presenta come una chimera. Lo stesso commento di Junker alle elezioni americane ha destato una larga disapprovazione e le continue prese di posizione di Bruxelles verso le politiche degli Stati (in Italia ne sappiamo qualcosa) stanno provocando uno sconquasso istituzionale senza pari per profondità e dimensioni. Come
venirne fuori? Paradossalmente l’effetto Trump può essere la sveglia che da tempo l’Europa cercava. In questo senso, l’Italia può giocare una partita fondamentale. Su Airpress lo ripetiamo con frequenza e francamente le iniziative del governo sono sin qui andate nella direzione giusta. L’appuntamento referendario in Italia e le elezioni in Francia e Germania (anche da noi) avranno la conseguenza di ridisegnare la mappa politica dell’Europa. Difficile essere ottimisti. Se i mercati hanno reagito con lucidità alla vittoria di Trump, non sappiamo se manterranno lo stesso approccio nel caso per esempio vincesse il no al referendum. Servirà una grande responsabilità nazionale. Il leader di Forza Italia, Berlusconi, ha anticipato una posizione saggia e determinata. Vanno evitati colpi di coda spinti
dall’emozione, confermando invece il fatto che il nostro Paese saprà guidare il G7 e partecipare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In ogni contesto, Bruxelles incluso, far valere l’intesa transatlantica può essere un jolly in più.

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