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L’Ue risponde a Trump. Ecco il piano per la difesa comune

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
14/11/2016
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Mentre negli Stati Uniti la fase della transizione è entrata nel vivo, l’Unione europea (Ue) prova ad accelerare sulla Difesa comune. Il Consiglio congiunto dei ministri degli esteri e della Difesa ha approvato il Piano di implementazione su sicurezza e difesa proposto dall’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune Federica Mogherini. “Un piccolo passo”, ha commentato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, “ma in una direzione strategica molto importante per l’Ue, particolarmente importante in un momento così complicato”. Già a giugno, anche e soprattutto grazie all’iniziativa del nostro Paese, il referendum sulla Brexit aveva dato una spinta notevole al dibattito per l’integrazione di un settore tradizionalmente difficile per la cooperazione continentale. Ora, l’elezione di Donald Trump sembra aver contribuito ulteriormente a quella che sembra un’assunzione di responsabilità da parte dei Paesi europei. Il neo presidente eletto non ha, infatti, nascosto durante la campagna elettorale una certa insofferenza per un impegno internazionale considerato eccessivo e sbilanciato rispetto agli alleati europei.

L’annunciato arretramento statunitense, anche rispetto agli impegni in sede Nato, pone l’Europa di fronte alla necessità di riorganizzare le forze, e l’ipotesi dell’integrazione sembra la più percorribile. Nello specifico, ha spiegato Gentiloni alla stampa al margine della riunione, si tratta di “un coordinamento delle attività di ricerca e sviluppo dell’industria militare” per la riduzione di spese e sovrapposizioni e “della messa in comune di assetti su questioni strategiche come l’intelligence, la copertura satellitare, l’uso dei droni e trasporti strategici”. Secondo il vertice della Farnesina, “per vent’anni abbiamo parlato molto di difesa europea e fatto pochi passi in avanti. Questo è un passo limitato, ma dalla spinta italiana, tedesca e francese viene un passo nella direzione giusta”. Effettivamente, tra i punti del piano di implementazione, ci sono diversi aspetti che nei mesi scorsi sono stati proposti dal nostro Paese congiuntamente a Francia e Germania. Tra di essi c’è il ricorso a strumenti già previsti dai trattati europei come la cooperazione strutturata permanente, prevista dall’articolo 46 del Trattato sull’Unione europea e utile a superare l’ostacolo dei veti posti alla creazione di un esercito europeo. Già a inizio settembre, l’incontro tra il ministro della Difesa Roberta Pinotti e i colleghi francese e tedesca, Jean-Yves Le Drian e Ursula von der Leyen, sembrava aver disegnato proprio questa direzione, con la presentazione della proposta italiana.

La strada per l’approvazione del Piano di implementazione era stata tra l’altro aperta a Bratislava a fine settembre, con l’incontro informale dei 28 ministri della Difesa presieduto proprio dalla Mogherini. Il progetto di una maggiore integrazione, infatti, “è un’esigenza per l’Europa e per i cittadini europei che non nasce dopo le elezioni americane – ha spiegato l’Alto rappresentante -; io stessa ho avviato questo percorso prima dell’estate. Certo, oggi è chiaramente ancora più importante che l’Europa riesca a fare la propria parte per la sicurezza dei cittadini in modo più efficace”. Che l’integrazione della Difesa superi l’incertezza generata dalle elezioni americane è certo, ma di sicuro Trump resta tra i temi più discussi in questi giorni a Bruxelles. Domenica sera la Mogherini ha riunito i ministri degli esteri per una cena informale riguardante proprio il futuro delle relazioni con gli Stati Uniti. L’Unione europea, per l’Alto rappresentante, deve “continuare ad investire in una forte lavoro insieme a Washington e continuare il lavoro su molti dossier, ma sulla base di interessi, principi e valori molto chiari: dall’accordo sul clima al commercio, dalla piena e completa realizzazione dell’accordo con l’Iran sul nucleare alla condivisione della responsabilità globale sui flussi migratori; il nostro interesse è garantire che gli europei abbiano a Washington interlocutori con cui lavorare, ma sulla base di queste priorità molto chiare”. In questo senso, “continueremo a lavorare con l’amministrazione esistente – ha chiarito la Mogherini -, ma abbiamo anche deciso che cominceremo a lavorare con il transition team a Washington già a partire da queste settimane. Sarò felice di invitare il prossimo Segretario di Stato americano, appena si sarà insediato, a una riunione del Consiglio Esteri dell’Ue”.

Anche per la Pinotti, “il messaggio di una maggiore responsabilizzazione dell’Europa sui temi della difesa precede l’amministrazione Trump. Lo avevamo sentito anche da Obama ed è un tema toccato anche da Hillary Clinton”. In ogni caso, “il fatto che l’Europa sappia assumersi maggiormente delle responsabilità comuni credo sia un passaggio importante per l’Europa, a prescindere dalla posizione degli Stati Uniti”. L’impegno dovrà essere però concreto. Occorre “spendere di più e soprattutto spendere meglio; negli ultimi diecianni sono stati fatti dei tagli notevoli, senza precedenti, al bilancio della difesa: si sono tagliati a volte anche gli stessi assetti”, ha spiegato la Pinotti. In Italia, ha assicurato il ministro, “non si sta più tagliando: c’è una stabilizzazione e anche una ripresa della consapevolezza dell’importanza di investire nella difesa”.

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