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ExoMars: iniziato il conto alla rovescia

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
19/10/2016
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Forte e chiaro! Così ha definito il segnale dell’accensione di Schiaparelli il direttore delle operazioni Michel Denis. Dopo un periodo di ibernazione, il lander si è dunque risvegliato, inviando il segnale che il Giant Metrewave Radio Telescope (Gmrt) di Pune in India ha catturato con chiarezza.

È partito così il countdown per il modulo di discesa Schiaparelli della missione ExoMars, sviluppata dall’Agenzia spaziale europea (Esa) in collaborazione con Roscosmos. Il lander, che tre giorni fa si è separato dalla sonda Trace gas orbiter (Tgo) destinata a restare nell’orbita di Marte, raggiungerà la superficie alle 16:48, ora italiana. Il segnale del sistema Uhf (ultra-high frequency) dovrebbe giungere con una decina di minuti di ritardo, sperando che il Gmrt di Pune riesca a catturare il debole segnale che arriverà dal modulo di discesa a guida italiana Schiaparelli. Qualora l’imponente array di radiotelescopi indiano non riuscisse a recepire il segnale proveniente da Marte, sono pronte altre orecchie. Il dispositivo Melacom della sonda Mars Express, missione europea partita nel 2003, è abituato a comunicare con un intera gamma di lander marziani: Spirit, Opportunity, Phoenix e Curiosity. La sua esperienza potrebbe servire qualora il Gmrt non riuscisse a recuperare il segnale. In questo caso, però, il segnale potrebbe arrivare un’ora e mezza circa dall’atterraggio di Schiaparelli. La terza opzione è rappresentata invece dalla sonda Nasa Mars Reconnaissance Orbiter, a cui però servirebbero almeno un paio d’ore. L’ultima spiaggia, come spiega la stessa Esa, è il ricorso proprio alla sonda Tgo. La ricezione dal Gmrt di Pune è difatti un esperimento, possibile grazie alla collaborazione tra l’Esa e il Jet propulsion laboratory (Jpl) della Nasa che ha modificato con equipaggiamenti aggiuntivi le 28 antenne, con un diametro di 45 metri l’una, dell’array indiano. Fa ben sperare circa la possibilità di seguire la discesa di Schiaparelli con un ritardo di “appena” dieci minuti, il fatto che il segnale della separazione tra Tgo e Schiaparelli sia stato catturato proprio dalle enormi antenne del Gmrt di Pune. Certo, il segnale dell’avvenuto atterraggio sarà inviato in condizioni molto differenti, tali da poter rendere più difficile la ricezione diretta sulla Terra.

Le difficoltà, come ha spiegato Thomas Ormston, ingegnere al lavoro presso il centro controllo missione (Esoc) di Darmstadt in Germania, sono legate al fatto che Schiaparelli non è studiato per una comunicazione continua. Dopo l’atterraggio, una volta inviato il segnale, tornerà in modalità sleep per conservare la batteria e risvegliarsi ai passaggi programmati delle varie sonde che riceveranno e invieranno a Terra i segnali di Schiaparelli.

Anche le orecchie italiane saranno protese verso il Pianeta rosso. Con Schiaparelli, infatti, arriverà su Marte un bel pezzo di eccellenza italiana. Il contributo del nostro Paese alle due missioni ExoMars (2016 e 2020) è notevole, pari a circa il 32%. Il consorzio industriale europeo è guidato da Thales Alenia Space Italia (joint venture tra Thales 67% e Leonardo-Finmeccanica 33%), prime contractor di entrambe le missioni. C’è anche Telespazio (joint venture al contrario tra Leonardo 67% e Thales 33%), responsabile dello sviluppo del segmento di Terra. C’è poi Altec, responsabile di progettazione, realizzazione e operazione del centro di controllo del rover di ExoMars 2020 che sarà localizzato proprio a Torino. Italiana è la responsabilità complessiva di sistema di tutti gli elementi della missione esplorativa, così come la responsabilità dello sviluppo del modulo Schiaparelli per la discesa su Marte e del drill destinato alla perforazione della superficie e al prelievo di campioni in ExoMars 2020.

articolo in aggiornamento

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