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Piaggio Aero e quel drone che stuzzica Abu Dhabi

Di Pietro Romano
In In Evidenza
06/05/2014
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L’ufficializzazione del passaggio di Piaggio Aero Industries sotto il controllo di Mubadala Development Company è solo l’ultima tappa di un percorso che, in realtà, l’estate scorsa nei fatti era già concluso. Nove mesi sono passati soprattutto per lasciare alla vecchia compagine societaria una parte significativa della dolorosa ristrutturazione ma anche per definire l’abbandono degli indiani di Tata: nel sub-continente perfino il business segue i tempi della lenta cinematografia di Bollywood.

Le cronache, ora, sono dedicate alle trattative con i sindacati, che si sentono buggerati. Un ruolo cercherà di svolgerlo anche la Regione Liguria che con Piaggio ha firmato un accordo di programma. In ogni caso, alla fine della fiera la nuova proprietà non potrà che essere ringraziata per quanti posti di lavoro riuscirà a salvare. Anche a questo è servita la gestazione.
Ma per quali motivi la società fondata dal governo di Abu Dhabi per diversificare l’economia dell’emirato ha perseguito con tanta tenacia l’operazione Piaggio? Le ragioni si riducono a un nome: P.1HH HammerHead, il programma nato per sviluppare un sistema aereo a pilotaggio remoto ed elevate prestazioni operative destinato a missioni di sorveglianza, intelligence e ricognizione. E magari a essere armato.

Questa piattaforma (la prima del genere progettata, costruita e integrata interamente in Italia), dopo oltre due anni di sviluppo ha visto il battesimo del roll out nel febbraio del 2013 e la presentazione ufficiale al Salone aerospaziale di Le Bourget nel giugno successivo. L’HammerHead è un velivolo all’avanguardia, capace di decollo e atterraggio automatici, e si posiziona nella fascia alta dei cosiddetti droni Male, in grado insomma di volare a media altezza per lungo tempo: nella fattispecie, per oltre 16 ore a 13.700 metri. Con Piaggio (l’unica azienda europea capace di progettare, costruire e manutenere velivoli, motori aeronautici e componenti strutturali) a questo progetto collabora Selex Es, la società per l’elettronica controllata da Finmeccanica, che fornisce i sistemi di controllo del volo, navigazione a pilotaggio remoto, missione SkyStar.

Sono anni che gli Emirati Arabi Uniti inseguono un produttore di aerei a pilotaggio remoto. In passato, si sarebbero accontentati di una collaborazione, ma le difficoltà insorte nei loro tentativi di partenariato hanno convinto gli emiri che la strada dell’acquisizione diretta è la più agevole. E l’hanno seguita, dopo aver sfiorato il colpo, qualche anno fa, della prestigiosa partnership con Finmeccanica. L’allora amministratore delegato e presidente Pier Francesco Guarguaglini, pare su pressione degli Usa, rinunciò però a una commessa del valore complessivo di oltre due miliardi di dollari per rispettare la normativa Mtcr. Firmato da 34 Paesi (tra i quali l’Italia), questo accordo vieta di esportare interi sistemi equivalenti a missili di gittata e si applica anche agli Uav (Unmanned aerial vehicle) con raggio d’azione superiore ai 300 chilometri e capacità di carico oltre i 500 chilogrammi.

Nel corso delle trattative, i vertici di Mubadala ebbero modo di conoscere e apprezzare Carlo Logli, il nuovo ad di Piaggio. Nella sua esperienza professionale, Logli è stato (prima di diventare ad di SuperJet International) responsabile della divisione Special Aircraft Versions e Uav di Alenia. Appena uscito da Finmeccanica, ai tempi delle “epurazioni” dei guarguagliniani condotte dall’allora ad Giuseppe Orsi, tra le altre offerte Logli ricevette, e accettò, quella di Mubadala, per conto della quale negli ultimi tempi è stato chief restructuring officer di Piaggio.

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