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Avio Aero: il rinascimento industriale è ora

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
22/09/2016
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È passato solo un giorno dalla presentazione del piano Industria 4.0 da parte del presidente del consiglio Matteo Renzi, ma il dibattito, produttivo e inclusivo, è già realtà. L’industria manifatturiera sembra aver accolto con cauto ottimismo l’iniziativa del governo, fiduciosa di poter tornare ad essere il vero motore della crescita economica italiana. È stato questo il filo conduttore del convegno che Avio Aero, in collaborazione con Formiche, ha organizzato a Roma nella suggestiva cornice offerta dall’Aula Adrianea degli Horti Sallustiani. L’evento, dal titolo emblematico “Rinascimento industriale 4.0”, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni, del mondo della ricerca e ovviamente dell’industria. Sono intervenuti i ministri della difesa e dello sviluppo economico Roberta Pinotti e Carlo Calenda, il presidente e ad di Avio Aero Riccardo Procacci, il presidente e ad di GE Italia e Israele Sandro De Poli, l’ad di Dallara Automobili Andrea Pontremoli, il presidente del World manufacturing forum professor Marco Taisch e il consigliere del Miur per le politiche di ricerca e innovazione Mario Calderini. Il dibattito, moderato dall’editore Paolo Messa, ha permesso di individuare la reazione dell’industria italiana al piano del governo e di comprendere come il Paese intende affrontare una rivoluzione già in atto: la digitalizzazione dell’economia.

“Vogliamo digitalizzare l’industria non solo perché è necessario, ma anche perché è una grande opportunità. Rinascimento industriale vuol dire mostrare che in Italia si può avere successo, che si può investire”, ha spiegato Riccardo Procacci, numero uno di Avio Aero, azienda aeronautica del gruppo General Electric che ha già iniziato un processo di rinnovamento in senso digitale. Proprio la considerazione del colosso GE per il nostro Paese dimostra che l’Italia può tornare a richiamare investimenti importanti. Lo ha ribadito Sandro De Poli, ad e presidente del gruppo in Italia e Israele, facendo riferimento agli oltre 12.500 dipendenti nel nostro Paese per un volume di affari pari a 8 miliardi di euro nel 2015. “L’Italia è tra i migliori Paesi al mondo per capacità ingegneristica, una piattaforma fondamentale per lo sviluppo del Gruppo”, ha ammesso De Poli. Tuttavia, “una buona parte del futuro dipende da quanto e da come riusciremo a digitalizzare le nostre industrie”. Digitalizzare si traduce concretamente “in sensori che comunicano all’esterno i parametri di funzionamento delle macchine, permettendo di raccogliere dati attraverso cui sviluppare nuovi standard di produttività”, ha illustrato De Poli. E i ritorni di un simile passaggio, necessario per non soccombere a livello internazionale, possono essere notevoli. In tutto questo si inserisce l’apprezzamento per il piano Industria 4.0 del governo italiano, che il presidente di GE Italia e Israele ha definito “uno strumento importante a supporto delle piccole e medie imprese che faranno più fatica a fare questo salto”.

Il professor Taisch, docente del Politecnico di Milano, ha parlato di “un piano che in termini di ampiezza e di valore degli investimenti è più ambizioso di quello tedesco, francese e americano”, celebrando il ritorno (“finalmente”) a una politica industriale nazionale. Certo, ora si apre la sfida del coordinamento, della collaborazione e della formazione. “Non si tratta – ha aggiunto Taisch – di dotarsi di tecnologie, ma anche di imparare ad usarle”. Da questo punto di vista, Calderini, consigliere del Miur per le politiche di ricerca e innovazione, ha assicurato che “il Ministero ha cercato di rispondere alla sfida della digitalizzazione con una visione che pone al centro le persone”. Dal documento Buona scuola al Piano scuola digitale, passando per il Programma nazionale per la ricerca (Pnr) e per il programma di alternanza scuola lavoro, “abbiamo cercato di sistematizzare le risorse a disposizione attraverso grandi esercizi che ora sono a disposizione di Industria 4.0”.

Un giudizio positivo per il programma del governo è arrivato anche dall’ingegner Pontremoli, ad di Dallara automobili, eccellenza nostrana dell’ingegneristica per macchine da corsa. Secondo Pontremoli, “ieri è stata data una direzione”. Certamente, ha proseguito, “ora dobbiamo dare un po’ di velocità; adesso serve un sistema che permetta all’impresa di sapere cosa deve fare domani mattina”. L’amministratore delegato ha tenuto molto ad affermare il ruolo sociale dell’impresa, il legame con il territorio e di conseguenza lo spirito collaborativo che la rivoluzione digitale richiede a industrie e istituzioni. Della stessa collaborazione ha parlato il ministro Calenda, reduce dalla prima riunione della Cabina di regia prevista dal piano governativo e pronto ad accogliere le indicazioni dei rappresentanti dell’industria intervenuti all’evento. Il vertice del Mise, pur ricordando la dimensione tecnica di Industria 4.0 e i 13 miliardi di euro in incentivi fiscali volti ad alimentare gli investimenti privati, ha voluto sottolineare soprattutto la dimensione politica del piano. “È un disegno che si basa su una grande fiducia nei confronti delle imprese; un piano che, grazie a strumenti automatici, non rischia di impantanarsi nel problema dell’execution amministrativa”, ha detto Calenda. “Industria 4.0 – ha affermato ambiziosamente il ministro – è una risposta politica alla crisi della democrazia occidentale che si è scontrata con la crisi del 2008 e con la morte del sogno della globalizzazione”.

Le foto di Umberto Pizzi

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