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Visti da lontano

Di Nick Brough
In Columnist
21/09/2016
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“Signora, il suo violoncello non può partire!”

A Jane Bevan, 35enne musicista dilettante, è stato negato l’imbarco del suo violoncello su un volo da Zurigo con destinazione finale Baltimora perché lo strumento non era in possesso di un visto. Vana l’insistenza della violoncellista che sosteneva che il suo strumento, non essendo un essere umano, non avrebbe mai potuto averne uno. Da parte sua, il personale British Airways ha tentato invano di risolvere il problema. “Ho viaggiato con altre compagnie aeree con il violoncello, prenotando due posti; è la prima volta che succede una cosa del genere”, ha raccontato. Il giorno dopo è riuscita a partire con un’altra compagnia, seduta di fianco al suo violoncello, legato al posto dalla cintura di sicurezza, per andare a fare un corso di studio con la Baltimore Symphony Orchestra. Siamo ormai tutti consapevoli che, pur essendo il risultato dell’applicazione delle tecnologie più avanzate, sviluppate da cervelli fra i più fini del pianeta, non tutto nel trasporto aereo è in apparenza logico. Com’è stata possibile questa sconfitta del buonsenso? Jane ha acquistato i due biglietti presso un’agenzia di viaggi, che correttamente ha spiegato che è sufficiente pagare per due posti e specificare che uno dei due è per lo strumento. Qui però è “cascato l’asino”. Fra parentesi, chi scrive ha nel passato fatto la stessa operazione per il violoncello della figlia. In questo caso, l’agente di viaggio ha prenotato un posto a nome di “Chuck” (nome) e “Cello” (cognome). La procedura abituale, invece, è di indicare “musical instrument” come nome e poi il cognome del passeggero nel campo cognome. Il CRS ha, per questa imperizia, “capito” che Chuck Cello fosse una persona fisica. Orbene, com’è noto, prima di imbarcarsi su un volo per gli Usa, i cittadini di Paesi che non hanno l’obbligo di un visto per gli Usa devono comunque compilare un modulo dell’Esta (Electronic system for travel authorization), ovvero fornire online una serie di informazioni anagrafiche e altro, per sottoporsi a un controllo preliminare e ottenere l’autorizzazione all’imbarco. Non avendo trovato il suo modulo Esta, il sistema non ha consentito l’emissione di una carta d’imbarco per il sig. Cello. Soluzione semplice quindi: bastava correggere il nome del “passeggero”. Invece no: cambiare il nome di un passeggero è praticamente tabù per tutte le compagnie aeree, come ultimo baluardo alla creazione di un mercato secondario di biglietti aerei. Ci sarebbe voluta un’autorizzazione da un livello più alto degli addetti della compagnia presenti allo scalo di Zurigo. La musicista, rassegnata, ha comprato altri due biglietti con un’altra compagnia ed è partita il giorno successivo. Avrà dovuto vedersela con l’agenzia di viaggi per ottenere un risarcimento, poiché l’errore è stato loro e non del vettore. Se Kafka fosse vivo oggi…

Un volo senza passeggeri e senza merci

C’è un Airbus A300 che decolla ogni sera da Denver (Colorado) senza passeggeri e senza merci. L’equipaggio lo dirige verso est, ma occasionalmente va in una direzione diversa per qualche centinaio di miglia, per poi riprendere la rotta verso Memphis, Tennessee. Il “gioco” costa alla compagnia 30mila dollari ogni notte, ma vale la “candela”. Forse alcuni lettori avranno intuito il senso dell’operazione da qualche indizio che abbiamo dato. Per chi rimane all’oscuro, spieghiamo tutto. L’operatore è FedEx, che gestisce il suo servizio di corriere espresso con voli che decollano ogni sera da centinaia di aeroporti con destinazione Memphis, dove la compagnia ha il suo hub. Le merci transitano fra gli aerei che poche ore dopo decollano per portare ogni carico in prima mattinata alla destinazione finale. Una delle operazioni logistiche più grandi, complesse e perfette mai sviluppate nel mondo. E il volo vuoto? L’A300 costituisce una “ruota di scorta”, pronta a dirigersi verso qualsiasi scalo per sostituire un aereo in avaria. I 30mila dollari spesi ogni notte consentono di evitare disagi e costi maggiori, proprio come la ruota di scorta.

Nuovo impiego “marittimo” per il vecchio A300

L’A300 di FedEx vola vuoto, ma ce n’è uno che non vola mai e piano piano si “carica” di corallo. Non tutti i vecchi aerei finiscono demoliti. Alcuni ricevono gli onori di una casa permanente in un museo, qualcuno viene trasformato in ristorante, casa o persino albergo. In Turchia, invece, è stato appositamente affondato nell’Egeo un vecchio esemplare del primo wide-body europeo. Da giugno giace sui fondali a circa 20 metri di profondità, vicino alla costa di Kusadasi. L’obiettivo è attirare un nuovo tipo di passeggero, il corallo. L’A350 è l’aereo più grande mai affondato a questo scopo. A quanto pare, si tratta dell’esemplare MSN105, completato nel 1980, che in 36 anni ha prestato servizio con Olympic Airways, Finova, Farnair Europe, Channel Express, Jet2, ACT Airlines and myCargo Airlines. All’aereo è stato attribuito un nome, visibile sui lati, “Neapolis Kusadasi”. Il rimorchio e l’affondamento sono stati filmati a bordo di uno dei rimorchiatori che l’hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio fino agli abissi.

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