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Il barone Rosso

Di Alessandro Politi
In Columnist
05/05/2014
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Malpensa: nomen omen

È ormai un beffardo destino (o forse più cinico e baro) quello che accompagna le possibili nozze di Alitalia con un partner straniero. Si è manifestato puntualmente con il lungo corteggiamento con Klm, cui è subentrata Air France e adesso rispunta impertinente con gli emiri del deserto (chi si ricorda la pubblicità del Bitter San Pellegrino con lo sceicco del Kurai? Aveva tutto il meglio, ma per l’aperitivo, ce n’era solo uno buono). Appena arriva qualcuno da fuori che vorrebbe fare ordine nel variopinto e lucroso disordine nazionale, subito si levano scudi, scorrono paletti e si lanciano proclami. L’ultimo della serie è dell’on. ex ministro degli Interni, Roberto Maroni, oggi felice governatore di una Lombardia promessa a magnifiche sorti e progressive. Sentiamolo in viva voce: “È chiaro che, se venissero liberalizzati i voli su Linate, questo significherebbe la fine di Malpensa e, ovviamente, non posso essere d’accordo e questo il ministro delle Infrastrutture lo sa. Adesso aspetto di capire quale sarà la soluzione. Va bene che Etihad entri in Alitalia, ma non può farlo a spese di Malpensa, perché vorrebbe dire che salta per aria il sistema aeroportuale lombardo. Non è accettabile lo scambio per cui, per salvare il carrozzone Alitalia, si condanna Malpensa: se così fosse, sarebbe una dichiarazione di guerra verso la Lombardia”. Accidenti, ci eravamo liberati del Feroce Saladino, della minaccia di Bin Laden e adesso i prodi stretti attorno al Carroccio devono rintuzzare l’emiro bellicoso. Suoni a stormo la campana “martinella” per lottare contro l’infedele!
L’egregio governatore evidentemente a sua insaputa era nel governo che bocciò l’accordo con Air France nel 2008: vi ricordate? Governo Berlusconi quater, secondo il cui verbo non era utile accettare 1,7 miliardi di euro dall’infido francese, che si accollava i debiti e che voleva tagliare 1.600 posti, frutto notorio di quelle stratificazioni clientelari che hanno ammazzato Alitalia. Andavano bene invece gli 1,1 miliardi di euro promessi (versati €300 milioni, nevvero?), dai capitani coraggiosi con 7.000 persone in cassa integrazione perché con un vettore italiano si garantivano i flussi turistici in Italia. Costo per l’erario? Stime dai 2 ai 4 miliardi di euro. Flussi turistici: in calo. Corresponsabile del carrozzone, ha poi contribuito al fallimento di Malpensa non spingendo sulla razionalizzazione di troppi aeroporti presenti in Lombardia e continuando invece la diatriba sulla distribuzione dei voli tra Fiumicino e Malpensa. Eccellenza colendissima, non c’è un sistema aeroportuale lombardo, c’è un sistema aeroportuale italiano e soltanto nell’interesse generale di tutto il paese si possono portare a termine con efficacia e legittimazione operazioni difficili come questa. Il governatore Maroni forse non lo sa, ma Etihad significa in arabo “Unione”, nome non scelto a caso da un paese che 200 anni fa apparteneva alla disgraziata Costa dei Pirati. Gl’inglesi con le buone e le cattive la trasformarono in Costa della Tregua e negli anni 60 del secolo scorso, grazie a un leader vero, emersero gli Emirati Arabi Uniti. Ecco, certi lombardo-veneti austriacanti potrebbero imparare da questi partner che l’unione fa la forza. Anche nel Sud del Sud.

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