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Food for Flight

Di Gregory Alegi
In Columnist
28/04/2014
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La formula degli spaghetti

“Buona notte, allora, signori. Vi lascio ai vostri aeroplani”, disse donna Clara lasciando la sala da pranzo. Era il segnale che gli uomini attendevano per iniziare a parlare con il senatore Giovanni Agnelli di aeroplani, di ali e delle loro strutture. Nonostante il figlio Edoardo fosse morto in un banale incidente, Agnelli condivideva la passione per il volo di Vittorio Valletta, che aveva addirittura il brevetto di pilotaggio e aveva coniato per il gruppo torinese lo slogan “Terra, mare, cielo”. Nel 1938 la Fiat era il maggior costruttore aeronautico italiano, con 3.500 addetti presso l’Aeronautica d’Italia di Torino, dove nascevano gli eleganti biplani di Celestino Rosatelli, e 1.100 presso la Cmasa di Marina di Pisa, dove Giuseppe Gabrielli aveva iniziato a costruire monoplani da caccia. Tutti, comunque, propulsi da motori Fiat, la cui produzione occupava altre 2.700 persone. Rosatelli aveva dato un contributo decisivo al progetto dello Sva con cui D’Annunzio aveva volato su Tokyo ed era approdato alla Fiat durante la Prima guerra mondiale per risolvere i problemi strutturali del Sia 7B. Gabrielli, di quasi vent’anni più giovane, era stato reclutato per traghettare la ditta verso le nuove strutture metalliche a guscio che stavano rivoluzionando il settore. I due erano molto diversi e i loro rapporti, almeno all’inizio, furono tesi. Originario di Belmonte Sabino, vicino Rieti, Rosatelli era un grande appassionato di ponti, oggetto nel 1910 della sua tesi di laurea e nel 1914 di un corso tenuto presso l’Università di Roma. Il suo approccio era basato sul calcolo esatto delle strutture reticolari in metallo, sulla quale poggiava la leggendaria robustezza dei suoi velivoli. Qualsiasi fosse il problema, bastava conoscere la formula e applicarla rigorosamente per ottenere il risultato voluto. “Ce n’è una per determinare l’esatto grado di cottura degli spaghetti in base alla curvatura che assumono sulla forchetta, senza bisogno di assaggiarli”, disse anche quella sera, rispolverando uno dei suoi cavalli di battaglia. “Ma è un segreto che solo io conosco”. Gabrielli, più interessato all’organizzazione aziendale e all’insegnamento universitario, lasciava cadere il discorso per non farsi trascinare sul terreno dell’esatto dimensionamento delle strutture degli aeroplani e i rapporti tra le varie parti. Agnelli, che talvolta chiedeva ai tecnici di accompagnarlo a teatro, lo assecondava più volentieri, fingendo anche d’interessarsi ai ragionamenti borsistici di Rosatelli, che non comprava titoli per lamentarsi poi dei guadagni non fatti. “Ingegnere, mi raccomando. Cerchi di portarmi la formula degli spaghetti. Mia moglie non fa che chiederla”. “Senatore, mi mette in difficoltà. È un segreto industriale, per così dire. Ma potrei darle la ricetta del sugo all’amatriciana, come si fa dalle mie parti…”.

INGREDIENTI

Per 600 grammi di spaghetti (o, in alternativa, bucatini)

1 kg di pomodori di sugo maturi

100 gr di guanciale (non pancetta!)

100 gr di pecorino grattato

un cucchiaio di olio (o, in alternativa, di strutto)

cipolla

sale

pepe

 

PREPARAZIONE

Tritare il guanciale e la cipolla e soffriggerli in un ampio tegame. Tagliare a pezzi i pomodori, eliminando i semi, e unirli al guanciale. Cuocere i pomodori, condendoli con pepe e sale (attenzione: il guanciale ne contiene già molto!). Togliere dal fuoco dopo alcuni minuti, prima che i pomodori siano troppo cotti o sfatti. Condire gli spaghetti con la salsa e abbondante pecorino.

 

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