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Nield: la cooperazione spaziale Italia-Usa

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
15/08/2016
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George C. Nield è amministratore associato per il Commercial space transportation della Federal aviation administration (Faa). L’intervista, qui proposta, è stata pubblicata sul numero di luglio-agosto di Airpress.

La Federal aviation administration (Faa) è l’organo che negli Usa si occupa di regolare e sovrintendere tutto ciò che concerne l’aviazione civile. Con la rapida crescita della commercializzazione dello spazio, la Faa ha potenziato la propria azione nel settore del trasporto spaziale, andando a ricercare la collaborazione anche dei partner europei. Ha così incontrato la proiezione, altrettanto ambiziosa, dell’Ente nazionale per l’aviazione civile, e dell’Agenzia spaziale italiana, in un rapporto cooperativo che inserisce il nostro Paese tra i principali operatori spaziali al mondo. Il 30 giugno è stato siglato un Memorandum di cooperazione (Moc) per questo settore, che lascia aperta la possibilità di spazioporti sul territorio italiano per voli suborbitali e ipersonici orbitali destinati, in un futuro, anche al trasporto di persone.

< Quali sono le ragioni e gli obiettivi di questo nuovo Memorandum che la Faa ha deciso di siglare con i partner italiani, Enac e Asi?

> Occorre prima di tutto riconoscere che, in tutto il mondo, i programmi spaziali sono cambiati e stanno cambiando. In passato erano i governi, e le agenzie da essi controllate, a gestire la totalità delle attività nello spazio. Adesso stiamo assistendo a un nuovo fenomeno: attori privati e aziende commerciali che partecipano a tutte le attività spaziali tra cui il turismo, i rifornimenti verso la Stazione spaziale internazionale (Iss), e il trasporto suborbitale. Tutto ciò è emozionante. Allo stesso tempo, bisogna riconoscere che lo spazio non è di un solo Paese, ma che piuttosto si presenta come un’area internazionale con incredibili opportunità di cooperare e collaborare. Ed è per questo che siamo entusiasti della possibilità di lavorare con l’Italia in alcune aree-chiave per le politiche spaziali, tra cui la legislazione, la regolamentazione e la ricerca, con il fine di proiettare la nostra cooperazione nel futuro.

< Il precedente accordo di cooperazione tra Faa ed Enac era stato concluso a marzo 2014. Che cosa è cambiato per il settore dello spazio commerciale in questi due anni?

> Questo accordo stabilisce una collaborazione a lungo termine. Per ora siamo al punto di conoscerci a vicenda, di comprendere quali siano le aree di reciproco interesse e competenza, per poi capire come lavorare insieme. Siamo contenti, come Faa, di condividere la nostra esperienza e ciò che abbiamo realizzato, e di fornire all’Italia informazioni che siano interessanti e che possano apportare benefici. Al tempo stesso, riconosciamo le tante cose che l’Italia ha fatto e che farà in futuro. In questo senso, nutriamo un particolare interesse per i progressi nel campo del trasporto point-to-point tra Paesi, un settore che è estremamente rilevante per la collaborazione tra Stati che hanno intenzione di definire il modo in cui lavorare insieme e costruire fiducia reciproca. Certamente non possiamo dimenticare l’eredità del settore avionico, centrale se si considera l’intenzione di volare oltre l’atmosfera, raggiungere lo spazio e tornare indietro. Si tratta di mettere insieme l’aviazione con le agenzie spaziali; e qui si inserisce il coinvolgimento di Asi. In Faa abbiamo entrambe queste componenti all’interno di un’unica organizzazione, e con essa ci rivolgiamo anche all’Italia per collaborare nel settore del trasporto spaziale commerciale.

< Si prevede l’opportunità di voli suborbitali operati da compagnie americane che partano da spazioporti posti sul territorio italiano? C’è una tempistica definita per tali progetti?

> Non c’è una tabella di marcia. Abbiamo cercato di essere molto generali nelle aree su cui vogliamo cooperare per poi definire i progetti specifici. Sono attività mai realizzate prima, e perciò c’è bisogno di procedere passo dopo passo, iniziando dal comprendere come strutturare una simile cooperazione. Certamente le ambizioni per i voli suborbitali richiedono molti anni di ricerca e sperimentazione. Tuttavia, nel frattempo si può realizzare una serie di attività che permetta di raggiungere questo obiettivo.

< La Faa è impegnata nello sviluppo di un programma che rivoluzionerà il controllo del traffico aereo: Next generation. È possibile che altri Paesi adottino un simile sistema?

> L’idea alla base di NextGen è molto complessa. Si prevede un processo di generale cambiamento rispetto a quello che abbiamo fatto nel controllo del traffico aereo nel passato, verso ciò che abbiamo intenzione di fare nel futuro. NextGen prevede l’integrazione di nuove tecnologie, compresi sistemi di navigazione e di informazione che dallo spazio forniscano servizi agli aeromobili, come l’indicazione di posizione, velocità e altitudine. Tutto questo apporterà benefici in termini di risparmi e di riduzione dell’impatto ambientale, offrendo trasporti più puntuali, più efficienti ma soprattutto più sicuri. Certamente l’area del controllo del traffico aereo offre molte opportunità per la cooperazione internazionale, e sono sicuro che la Faa promuoverà il dialogo con i propri partner anche in questo campo.

< Quando sarà possibile viaggiare su un volo ipersonico, sub- orbitale, intercontinentale?

> Credo che sia un’attività piena di sfide. Probabilmente tra dieci o quindici anni riusciremo a trasportare persone da un continente all’altro passando oltre l’atmosfera. Tuttavia, prima di arrivare a questo punto, ci saranno regolari e frequenti trasporti di persone nello spazio, con ritorno nello stesso punto da cui erano partite. E questo, credo, potrebbe già accadere nei prossimi due anni.

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