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Il dibattito nazionale sul ruolo degli Apr per la sicurezza

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
27/07/2016
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I velivoli a pilotaggio remoto (apr), oltre a offrire incredibili opportunità industriali e di sviluppo tecnologico al sistema-Paese, si rivelano un valido strumento, militare e non, per la nostra sicurezza. È quanto emerso dall’evento organizzato a Roma dall’Istituto Affari Internazionali (Iai) per presentare la ricerca “I velivoli a pilotaggio remoto e la sicurezza europea”, scritta a quattro mani da Alessandro Riccardo Ungaro e Paola Sartori, entrambi ricercatori presso l’Istituto. Oltre al vicepresidente dello Iai, già capo di stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, sono intervenuti il segretario generale della Difesa Carlo Magrassi, il capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare Enzo Vecciarelli, il capo dipartimento della Protezione civile della presidenza del consiglio Fabrizio Curcio, e il responsabile per lo sviluppo dei mercati e del business di Leonardo-Finmeccanica Giovanni Soccodato. Le conclusioni sono state affidate invece al contributo, giunto per iscritto, del sottosegretario alla presidenza del consiglio Claudio De Vincenti.

La ricerca dello Iai nasce dal tentativo di esaminare la tematica dei velivoli a pilotaggio remoto da tre diverse angolazioni: un’analisi degli ipotetici scenari d’impiego in ambito civile; una disamina dei principali aspetti e delle potenziali vulnerabilità nel dominio cibernetico; e alcune prospettive future in termini di mercato e sviluppo tecnologico. Nel rapporto, si legge che “a fronte dei potenziali vantaggi derivanti dall’utilizzo degli apr, permangano ancora diverse criticità che richiedono l’adozione e il perseguimento di un approccio armonico, coordinato e sinergico tra i numerosi stakeholder interessati, sia civili che militari”. Questa esigenza è stata ribadita dal generale Camporini che ha ammesso: “siamo alla preistoria; ci aspetta un futuro di sviluppo”. Nonostante ciò, “il nostro Paese è all’avanguardia da un punto di vista tecnico e normativo; e per questo non dobbiamo perdere il momento, non dobbiamo perdere tempo”, ha detto il vicepresidente Iai.

Gli hanno fatto eco le parole di Soccodato che, ricordando i molteplici impieghi degli apr, ben oltre il concetto di dual use, ha voluto affermare la necessità di “investire già da oggi per poter competere con gli Stati Uniti”. I velivoli a pilotaggio remoto, o più comunemente droni, rappresentano “un settore presente e futuro per impieghi militari e civili a disposizione di tutti gli ambiti applicativi”, ha detto Soccodato. Ed è per questa ragione che le opportunità industriali sono così ghiotte. Gli apr possono essere utilizzati per il supporto ad attività di intelligence, per il monitoraggio ambientale e la lotta a crisi ambientali. Possono essere impiegati per il controllo delle frontiere e per il contrasto ai traffici illegali. Insomma, un uso trasversale per velivoli anche molto eterogenei tra di loro (“si va da pochi chili a migliaia di chilogrammi”, ha ricordato Ungaro) per cui le opportunità di sviluppo tecnologico sono estremamente appetibili.

Il generale Magrassi ha comunque ricordato che “il passaggio ai velivoli a pilotaggio remoto è graduale e progressivo, e non un cambiamento repentino tra bianco e nero”. Infatti, “i piloti non hanno mai saputo volare, ma hanno sempre saputo condurre macchine in grado di volare”, ha detto il segretario generale della Difesa. Da questo punto di vista, il passaggio ideologico non deve spaventare, e deve piuttosto essere inserito nel globale cammino verso l’Internet of Things (IoT). Perciò, “o il sistema sarà mondiale, con garanzie di sicurezza che tutti dovranno rispettare, o non sarà”, ha detto Magrassi. Certamente, le sfide sono notevoli, e coinvolgono l’ambito normativo, politico, tecnologico e industriale. In un contesto in cui “il nemico può materializzarsi in qualsiasi punto e in qualsiasi momento” (il riferimento è in particolare al dominio cyber), e data “l’impossibilità di risolvere tutti i problemi, si dovrà, ad esempio, aprire il mondo delle assicurazioni, ancora carente su questi argomenti”, ha proseguito Magrassi. I temi da approfondire, oltre al settore delle assicurazioni, riguardano i requisiti di safety e l’impatto sulla privacy, questioni “da risolvere per inserire questi velivoli nel traffico regolare”, ha detto il generale Magrassi.

L’integrazione nello spazio aereo non segregato resta il principale obiettivo, affinché questi velivoli possano mettere a frutto le proprie potenzialità. “Occorre governare il trasferimento dalla nicchia militare alla quotidianità, e definire le regole di ingaggio dei diversi ambiti, evitando sovrapposizioni e coordinando l’uso degli apr”, ha detto Curcio in rappresentanza della Protezione Civile che già utilizza gli apr per operazioni di monitoraggio e osservazione dall’alto.

Anche il capo di stato maggiore dell’Arma azzurra ha espresso la necessità di “un approccio olistico, multidisciplinare e multidimensionale”. Il generale Vecciarelli ha assicurato che “l’Aeronautica militare si mette a disposizione del Paese per contribuire a un settore che avrà effetti positivi su occupazione, ricerca tecnologica, sviluppo e benessere di tutta la società”. Certo, anche Vecciarelli resta “preoccupato dallo sviluppo di questi sistemi”, date le molteplici problematiche ad essi connesse, ma garantisce che “l’Aeronautica ci sta pensando sebbene con i limitati mezzi a disposizione”. Relativamente all’impiego militare, e alla possibilità di armare gli apr, Vecciarelli ha detto che “l’armamento non è lo scopo principale della piattaforma per l’Aeronautica; tuttavia se si parla di sicurezza superando i preconcetti ideologici, si dovrebbe prevedere la possibilità di armarli in modo tale da ridurre al minimo i collateral damage”.

Il sottosegretario De Vincenti, intervenuto tramite un contributo scritto, ha voluto comunque assicurare l’attenzione particolare del governo a questo settore. Il tavolo tecnico voluto dalla presidenza del consiglio, operativo da gennaio 2015, ha proprio nel suo scopo la costruzione di sinergie che permettano a riconosciute eccellenze nazionali di “fare sistema” e non rimanere isolate.

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