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Un polo aeronautico a Elmas, un driver per tutto il settore

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
18/07/2016
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Un centro per dismissione e recupero delle componenti degli aeromobili, sfruttando non solo un sito predisposto ad accogliere questo tipo di attività, a seguito della riduzione delle servitù militari negli spazi aerei della Sardegna, ma anche competenze professionali già formate in Meridiana Maintenance. E questa è solo una parte – sicuramente la più rilevante da un punto di vista squisitamente industriale – del piano di sviluppo dell’attività aeronautica su Elmas, recentemente presentato a Cagliari da Confcommercio Sud Sardegna e dall’Associazione Piloti Sardegna, alla presenza dei rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte, tra cui Sogaer, società di gestione dell’aeroporto di Cagliari al 97% della CCIAA – che dal 21 luglio prenderà da Enac la responsabilità delle aree dismesse dall’Aeronautica Militare – Enac e Distretto aerospaziale sardo (DAS). Il progetto, relativamente alla parte connessa con l’attività di hangaraggio, che potrebbe dare grande impulso a tutta l’industria aeronautica nazionale nel suo complesso, nonché creare nuove rotte, muove da alcune evidenze, tra cui la presenza di un hangar a campata unica, che si estende per 10.000 metri quadrati, tra i più grandi in Europa, affiancato da altri tre; la prossimità al Porto Canale e decine di depositi e magazzini esistenti e inutilizzati. “L’Associazione AFRA (Aircraft Fleet Recycling Association) prevede – come sottolineato da Marco Di Giugno direttore regionale di Enac – che l’attività di smantellamento può avere ottimi ritorni. Nei prossimi 20 anni ci saranno 12.000 aerei da rottamare ed Elmas ha spazi adeguati per poter accogliere un’attività di questo tipo, oltre ad una posizione centrale nel Mediterraneo”. “Inoltre  – ha aggiunto – l’85% della componentistica di un aeromobile è quasi sempre riutilizzabile dall’industria, anche da quella spaziale”.

E di previsioni a Cagliari si è parlato anche a proposito di un altro elemento previsto dal piano di sviluppo: la nascita di una scuola di volo a valenza internazionale. Questo progetto prende infatti le mosse dagli outlook di Airbus e della Boeing, che vedono affacciarsi rispettivamente una richiesta, da qua al 2034, di oltre 32.000 nuovi aeromobili commerciali oltre i 100 posti (precisamente 32.425 aerei passeggeri e 645 cargo oltre le 10 tonnellate), per un giro d’affari valutato circa 5,2 trilioni di dollari. Come rilevato dal costruttore europeo, entro il 2035 la flotta di aeromobili a livello mondiale raddoppierà rispetto agli attuali 19.500, per raggiungere quasi 40.000 unità. All’incirca 13.000 aeromobili passeggeri e cargo saranno sostituiti da tipologie di velivoli più efficienti in termini di consumi di carburante. Di conseguenza serviranno nuovi piloti e tecnici. In particolare, Boeing prevede una domanda di 558.000 piloti e di 608.000 tecnici aeronautici.  “Se anche ne producessimo 200/300 ogni anno – ha detto il presidente di Confcommercio, Alberto Bertolotti, spiegando di voler partire fin da subito a costo zero, ovvero senza esborso di denaro pubblico – in collaborazione con il distretto aerospaziale e con l’Università, sarebbe un bel risultato”. “A distanza di quasi 7 mesi – ha spiegato ancora Bertolotti -, permane incertezza sul futuro di quella parte importante dello scalo che rappresenta anche un pezzo di storia dell’aeronautica italiana. Dobbiamo evitare che quelle strutture di assoluto pregio possano degradarsi ulteriormente. Siamo consapevoli che si tratta di aeree pubbliche che devono essere messe a bando per poterle affidare in concessione”. L’ex base militare (in foto l’ingresso a una delle strutture), che ha ospitato fino al 2002 il 30° Stormo Antisommergibili, sorge su un’area di 50 ettari con costruzioni per 55.000 metri quadrati coperti.

“La Sardegna ha bisogno di sviluppare il settore aeronautico – ha aggiunto Pierpaolo Manca, comandante dell’Associazione Piloti Sardegna – e sarà l’offerta a sviluppare la domanda”. L’ambizioso piano è pronto e l’idea come detto è quella di partire subito con la cittadella del volo nella ex base militare, con annessa la scuola. L’idea è anche quella di creare una joint venture con primarie compagnie aeree che potrebbero affidare la formazione del personale alla scuola cagliaritana. “In Sardegna non c’è una scuola di volo. Gli aspiranti piloti vanno in Spagna o in Portogallo”. Sottolinea Manca, spiegando che il settore aereo per un’isola come la Sardegna non è un lusso, bensì una necessità. Inoltre, secondo l’associazione piloti, gli spazi aerei sardi hanno la caratteristica di essere vicini alle grandi aree di traffico pur avendo un traffico di per sé ridotto e possiedono già gli standard internazionali di radioassistenza che consentono di svolgere tutto il training.

“Dalla scuola alla compagnia – fanno sapere – potrebbe nascere un driver per l’intero settore”. Tra le intenzioni dei promotori, c’è infatti la volontà di dare vita anche a una compagnia regionale con velivoli da 100 posti, capace di soddisfare la domanda di nuovi voli nazionali, internazionali e charter. “Il disimpegno di alcuni vettori low cost  – spiegano – ha causato all’indotto perdite quantificabili attorno al 30% rispetto alla passata stagione. Nelle nostre intenzioni c’è un vettore capace di dare alla Sardegna uno strumento per fronteggiare cambi di strategie di compagnie, che si ripercuotono nella nostra isola”. Nei piani dunque nuove rotte e frequenze, per coprire collegamenti non serviti nel mercato nazionale ed estero. Previsto anche, ed è il secondo punto del piano, in ordine temporale, uno scalo per idrovolanti (ci sono già due hangar), da utilizzare a fini turistici. “Buone proposte”, dice Sogaer, che non è in grado, come spiegato dall’attuale direttore generale, Alessio Grazietti, di “gestire tutto da sola”. “Sarà necessario individuare adeguati partner industriali”. Ha detto il responsabile.

“Siamo interessati a costruire un percorso comune scevro da ogni conflittualità”. Ha dichiarato il direttore generale del DAS, Giacomo Cao, a cui il progetto piace molto. “L’aerospazio  – ha detto il responsabile del distretto nato nel 2013 – rappresenta il futuro della Sardegna, che ha degli atout unici. Intanto è un’isola, ha il più grande telescopio d’Europa (il Sardinia Radio Telescope, ndr) e 3 infrastrutture aeroportuali inutilizzate: Decimo, Fenosu e Tortolì, che possono diventare l’infrastruttura ideale per testare velivoli unmanned di qualunque tipo e dimensione e con cui candidarsi come spazioporto italiano per il volo ipersonico”. Tra i piani del DAS anche portare in Sardegna il centro italiano per lo space debris. Il distretto ha anche recentemente sottoscritto un importante accordo quadro di collaborazione con Airbus. “Siamo orgogliosi di aver portato in Sardegna un player del calibro di Airbus – dichiara Cao -. Il progetto coinvolge due soci del nostro distretto e prevede lo sviluppo di una strumentazione avionica per tutti i velivoli, capace di sopperire al GPS in caso di necessità”.  “Un percorso innovativo – ha concluso – in quanto si tratta di un applicazione già sviluppata per piattaforme terrestri e marittime, ma non ancora per quelle aeronautiche”.

 

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