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Consiglio Nato-Russia. Si prepara il dopo Varsavia

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
07/07/2016
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Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza Atlantica, lo ha annunciato ieri: dopo il vertice di Varsavia tornerà a lavoro il Consiglio Nato-Russia. Domani e dopodomani la capitale polacca ospiterà il tanto atteso Summit, occasione per definire le strategie e le priorità di un’Alleanza che ha faticato ad adattarsi a un contesto molto diverso rispetto a quello in cui si inseriva l’ultimo vertice a Newport, in Galles nel 2014. Pochi giorni dopo, il 13 luglio, rappresentanti dei 28 Alleati e della Russia si incontreranno presso il quartier generale della Nato a Bruxelles. L’incontro, segue “il profondo e persistente disaccordo” emerso dall’ultimo Consiglio Nato-Russia in aprile, lo stesso che aveva riaperto i battenti dopo due anni di inattività successivi alla crisi ucraina. In quell’occasione si era potuta solo registrare la differenza di vedute tra Mosca e Bruxelles, pur con tutto il peso simbolico della ripartenza del dialogo politico.

“La cooperazione pratica con la Russia rimane sospesa, ma stiamo mantenendo aperti i canali per un dialogo politico”, ha detto Stoltenberg annunciando la data per il prossimo Consiglio Nato-Russia. Francia e Italia avrebbero preferito che il vertice della Russia arrivasse prima del Summit di Varsavia, così da portare in Polonia le maggiori opportunità di dialogo con Mosca. Effettivamente, avendo scelto di incontrarsi dopo il Summit, si corre il rischio di ridurre il Consiglio Nato-Russia a una mera comunicazione delle strategie scelte a quello che rimane il principale avversario dell’Alleanza.

Infatti, nonostante la notevole pressione italiana, ribadita dall’ultimo Consiglio Supremo di Difesa, affinché la Nato non sprofondi nella bipolare contrapposizione ad est, a Varsavia la proiezione verso la Russia la farà probabilmente da padrona. Prevista la decisione finale sui quattro battaglioni da mille uomini l’uno a rotazione in Polonia e nelle Repubbliche Baltiche e otto mini-centrali di comando. Presto passerà sotto il comando Nato il sistema di difesa Usa contro i missili balistici intercontinentali (icbm) Aegis Ashore entrato da poco in operatività a Deveselu, in Romania. Nel 2018 lo stesso sistema sarà stanziato anche a Redzikowo, in Polonia. Di certo la Russia non resta a guardare, dimostrando la stessa sfiducia nei confronti della controparte. Tralasciando le discusse operazioni nel Donbass ucraino, il potenziamento delle capacità militare è costante e diffuso. È stato concluso a fine giugno un accordo per l’unificazione del sistema aereo con l’Armenia, sul cui territorio si stimano 5mila soldati russi nelle basi di Gyumri e Erebuni, entrambe al confine con la Turchia (membro storico della Nato). Recentemente è stato lanciato il programma di aggiornamento icbm per la basi russe di Uzhur in Siberia orientale e di Dombarovsky, nella regione dell’Orenburg (Urali meridionali), mentre si starebbero predisponendo tre nuove divisioni per i confini occidentali e meridionali.

Nell’innegabile sfiducia reciproca, e nello sforzo di entrambi al potenziamento delle capacità militari, il Consiglio Nato-Russia spera di tornare a essere un “forum per il dialogo e lo scambio di informazioni, teso a ridurre le tensioni e ad accrescere la prevedibilità”, ha detto Stoltenberg. I prossimi giorni ci diranno se lo sforzo italiano sarà fruttuoso, se la Nato si renderà conto della multidimensionalità della minaccia, e se eviterà di concentrare sforzi ed energie su quello che resta un confronto più semplice e tradizionale, ma ben poco comprensivo della complessità del contesto in cui dovrà operare.

 

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