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Giugno 2016

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
22/06/2016
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La difesa si conferma un driver decisivo nella capacità industriale italiana. Cosa è stata e cosa rappresenta ancora Fincantieri lo sanno bene le migliaia di maestranze impegnate nei cantieri navali del nostro Paese. Questo campione nazionale è cresciuto molto sotto la guida dell’ad Giuseppe Bono e ora con l’arrivo del nuovo presidente, l’ambasciatore Massolo, segna un successo straordinario e dalla valenza politica particolarmente forte. La Marina del Qatar ha siglato un accordo dal valore di quasi 4 miliardi di euro: la commessa navale più imponente che il nostro Paese si sia mai aggiudicato e che coinvolge anche Leonardo-Finmeccanica per la parte radar della flotta e MBDA per quella missilistica. Una vittoria insomma per il sistema-Italia che, nonostante le difficoltà, si dimostra capace di essere competitivo, soprattutto nell’area del Golfo, dove con Leonardo ha conseguito un importante risultato commerciale con la vendita di 28 Eurofighter Typhoon. A differenza di altri programmi frutto di collaborazioni europee, questo di Fincantieri parla orgogliosamente italiano ed è stato, infatti, particolarmente combattuto dai nostri cugini francesi. Il governo e il ministero della Difesa hanno con tenacia sponsorizzato l’intesa con il Qatar, cui fra l’altro la nostra Marina assicurerà supporto addestrativo e logistico.

Chissà se la legge navale approvata dal nostro Paese abbia dato più credibilità e forza all’azienda italiana. È lecito sospettare di sì. A riprova del fatto che gli investimenti sull’industria della difesa non portano solamente vantaggi diretti, ma rafforzano la capacità competitiva dell’intero comparto nelle sfide internazionali. Sebbene gli impegni della Nato prescrivano maggiori spese per le dotazioni militari, il budget italiano stenta a crescere ed è anche per questo che le commesse estere sono preziose: forniscono ossigeno fondamentale per la tenuta e per la crescita. Questa è la ragione per cui è giusto incoraggiare il governo e il Paese con tutte le sue istituzioni a “spingere” perché questo ciclo di successi non si interrompa. Il Golfo certamente rappresenta un mercato di riferimento che non va però dato per scontato. Siamo ancora poco o nulla presenti in Arabia Saudita e la nostra finestra privilegiata negli Emirati Arabi deve essere ben protetta (così come il loro investimento in Piaggio Aero). L’Asia dovrebbe essere poi il nuovo sbocco per la nostra industria. In quell’area uno dei principali investitori in assoluto è l’India. Gli incidenti diplomatici e industriali che hanno danneggiato le relazioni fra i due Paesi hanno fatto di Leonardo la vittima principale. Ora serve ricucire gli strappi e tornare ad affacciarsi in questa grande democrazia. Non è facile, ma è un imperativo. Nelle prossime ore scopriremo se la Gran Bretagna resterà o meno nell’Unione europea. Quale che sarà l’esito, la difesa europea non potrà restare una promessa. Anche in questo caso, la politica sarà costretta a dare una risposta, comunitaria o nazionale che sia. L’Italia non può farsi trovare impreparata. I successi di Qatar e Kuwait possono essere un punto di partenza. Per crescere ancora, politicamente e industrialmente.

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