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Il Barone Rosso

Di Alessandro Politi
In Columnist
22/06/2016
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Brexit Strategy

La storia non si fa con i “mi piacerebbe se” e quindi è fatuo immaginare che il Brexit sia un cattivo sogno o che possa virare miracolosamente all’happy end. Il Brexit è il frutto di una mediocrissima leadership britannica tory (un male che affligge anche il Labour) e di un’ancor più mediocre leadership europea e dei Paesi membri che ha accettato il ricatto del premier Cameron, cieca rispetto all’ondata di global-scetticismo che si è scaricata attraverso la testa di turco dell’Europa. La globalizzazione è la figlia legittima delle Reaganomics e della Thatcher economy, che hanno tolto allo Stato il controllo della riproduzione della ricchezza nazionale per consegnarlo a oligopoli finanziari praticamente irresponsabili di fronte a chiunque. Il ceto medio, privo di qualunque coscienza di classe, nel giro di trent’anni è andato al massacro, non solo dei suoi risparmi nel giro di bolle speculative, ma perfino del suo futuro in termini di ridistribuzione pensionistica e di valore del lavoro, complice una generazione di sindacalisti che si sono fatti cooptare. Solo adesso, di fronte all’apocalisse che disvela un futuro non di radiosi fondi pensione, ma di miseria, precarietà, atomizzazione sociale e violenza, il ceto medio si scopre euroscettico.

Ammettiamo dunque che il Brexit riesca: con un largo margine o uno ristretto. Nel primo caso i britannici dovranno farsene una ragione, smetterla di raccontarsi sciocchezze sull’eurocrazia inutile e vorace e prepararsi a perdere la Scozia. Nel secondo caso c’è la speranza di un contro-referendum. Cosa perdono gli europei se Londra esce? Ammesse per buone, senza discussione, tutte le virtù britanniche adesso decantate all’ultimo minuto, non granché: un partner con la sua grandeur di essere speciale e “veroatlantico”, quando ormai conta poco a Washington, e in Libia ha dimostrato la sua impotenza insieme ai francesi; una capitale il cui interesse finanzcapitalista è strutturalmente opposto a quello delle altre capitali, basate molto di più sull’economia reale e, questa sì una perdita dolorosa, un grosso alibi. Non ci siamo arrivati per caso e il Brexit è un’ottima occasione non solo per domandarsi sul valore dell’Europa, ma soprattutto per dare risposte concrete sul come fare, nel prossimo domani, l’Europa. Se i governi e le opinioni pubbliche degli altri Paesi non cederanno alla sirena del nazionalismo, allora l’Europa emergerà più forte dalla crisi, altrimenti essa si sfalderà sotto l’urto di elettori sotto cocaina patriottarda. Il Regno Unito, alla fine, è uno dei sei fondatori: morto un papa, se ne fa un altro. Se però lo scisma s’allarga, allora è il cataclisma di un’epoca.

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