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L’industria aerospaziale italiana e la difesa europea

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
16/06/2016
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È un quadro in chiaroscuro quello della difesa europea osservato dall’industria aerospaziale italiana. Potenzialità e opportunità, ma anche perplessità e preoccupazioni sono emerse dal dibattito offerto dal convegno organizzato dal Centro Studi Militari Aeronautici (Cesma) Giulio Dohuet a Roma; un seminario dal titolo emblematico: “Il difficile cammino verso l’Europa della difesa. Il caso dell’industria aerospaziale”. La prima parte della giornata è stata dedicata al contesto politico, militare e accademico, con gli interventi, tra gli altri, del capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli, del professor Jean Pierre Darnis, direttore del programma di sicurezza e difesa dello Iai, e del generale Stefano Cont, consigliere per la politica militare del ministro della difesa. Nel pomeriggio, il dibattito si è spostato sulle imprese e sul loro punto di vista, prima delle considerazioni conclusive del generale Stefano Panato, coordinatore Cesma per la politica militare e del generale Francesco Langella, direttore di Armaereo, sono state affidate.

Airpress, nei numeri 65 e 66 della rivista, aveva cercato di ricostruire lo stato di salute dell’industria italiana del comparto, dedicando due dossier al tema, uno alle piccole e medie imprese e uno ai big del settore. In quell’occasione era già emerso un trend di generale crescita, ma anche la permanenza di preoccupazioni dovute alla mancanza di una programmazione certa per l’intero comparto della difesa. Tali perplessità permangono anche quando il dibattito si sposta dal piano nazionale a quello europeo, tanto più considerando la mancanza di integrazione delle politiche di difesa degli Stati membri. Tra qualche settimana dovrebbe essere presentata la Global stategy europea per la sicurezza e la difesa; l’8 e 9 luglio si terrà il Summit Nato di Varsavia e probabilmente in autunno la Commissione europea presenterà il piano d’azione per la difesa. In questo momento di particolare riflessione, l’industria continua a offrire il proprio punto di vista, parte integrante ed essenziale del dibattito.

Andrea Romiti, fondatore e amministratore delegato di APR-it, azienda di Pinerolo specializzata nella produzione di componenti meccaniche per aerostrutture e aeromotori, ha offerto la propria esperienza, esempio di un progetto di integrazione industriale di successo. Secondo Romiti, infatti, “l’aggregazione delle pmi è necessaria per poter competere in campo internazionale”. L’esempio in questione è Aero-Engine Components (Aencom), un cluster di 11 pmi dell’aerospazio che hanno scommesso sull’integrazione verticale delle proprie capacità, dalla progettazione del prodotto fino al servizio post-vendita, riuscendo a guadagnarsi la fiducia di importanti prime del settore tra cui Avio Aero. Oltre all’aggregazione, per le pmi c’è un’altra opportunità: il mercato europeo. “L’Europa permette di cercare collaborazione e di sviluppare insieme l’innovazione che è leva della crescita industriale”, a detto Romiti. Per fare questo però, occorre “tentare di omogeneizzare ciò che è disomogeneo”, ha aggiunto l’ad di APR riferendosi alla nostrana tendenza al protagonismo e alla frammentazione.

Sembrerebbe dunque opportuno approfittare della credibilità di cui gode in ambito internazionale l’industria aerospaziale italiana. Ciò è stato sottolineato anche da Giampiero Di Paolo di Thales Alenia Space Italia, secondo cui lo spazio resta “un settore strategico per l’economia, la tecnologia, la ricerca e l’occupazione, ma anche uno strumento di politica estera e di prestigio internazionale”. In questo ambito, per l’azienda, joint venture tra Thales (67%) e Leonardo-Finmeccanica (33%), “siamo a buon punto, ma dobbiamo continuare a evolverci”. Difatti, “lo spazio è un settore in cui il know how non è un dato acquisito per sempre”, in esso “ il legame tra difesa e industria – ha proseguito Di Paolo – è estremamente evidente”.

Anche Avio Aero vede nell’integrazione europea grandi opportunità. L’azienda, operante nella progettazione, produzione e manutenzione di componenti e sistemi per l’aeronautica civile e militare, è un business autonomo di General Electric (GE), e conta 4400 dipendenti di cui 4000 distribuiti nei 6 siti italiani. Il processo di internazionalizzazione e di acquisizione da parte del colosso americano non è stato subito da Avio Aero, che anzi ha approfittato di nuovi spazi strategici e nuove risorse. “GE investirà 1 miliardo di dollari in 4 anni in Avio Aero”, ha fatto notare il direttore vendite Corrado Crotti. Certo, ciò richiederà “di cambiare il nostro modo di lavorare, e non è facile”, ha ammesso. Potrebbe essere più facile all’interno del contesto europeo. Avio Aero ha avuto in passato “impulso da programmi, come il Tornado, di collaborazione europea”, ha detto Crotti.

Il panorama europeo offre opportunità anche per Elettronica, azienda specializzata in progettazione e produzione di apparati elettronici per la difesa. Sergio Jesi, responsabile delle relazioni esterne, ha notato come, anche grazie all’integrazione europea, “il settore dello spazio e della difesa ha ricevuto negli ultimi anni attenzioni che in passato non aveva”. Tuttavia, “i rischi di un’involuzione di questo processo sono innegabili”, ha detto Jesi. Tra di essi, c’è il probabile spostamento della Nato verso il fronte est, con un potenziamento dei sistemi di difesa nella regione orientale che “alimenterà nazionalismi non favorevoli a un processo di integrazione”, ha affermato Jesi. C’è poi “il vuoto normativo relativo al V dominio”, quello della minaccia asimmetrica, della guerra mediatica e cibernetica. Per queste ragioni, pur riconoscendo come l’integrazione europea assicuri “l’ampliamento del mercato e l’ottimizzazione delle tecnologie esistenti”, non si può non evidenziare la necessità “di declinare i requisiti operativi”, ha concluso Jesi.

Esempio diametralmente opposto ai processi di integrazione e accorpamento è quello offerto dall’esperienza di AeroSekur. L’amministratore delegato Marco Borghesi ha presentato l’esperienza di internazionalizzazione di questa pmi italiana, capace di partecipare al programma JSF vincendo una gara per la realizzazione di sistemi di manutenzione sul campo (si tratta di un hangar gonfiabile) e ricevendo ordini “che ci coprono fino alla fine del 2018”, ha detto Borghesi. Tale esperienza è stata comunque faticosa, a causa di: “mancanza di infrastrutture, scarsa cultura specialistica, strapotere contrattuale dei big, e forte esposizione finanziaria”, ha spiegato l’ad di AeroSekur. Ciò dimostra che “la sfida dell’internazionalizzazione – ha proseguito Borghesi – diventa opportunità se ci sono le condizioni”. Il consiglio di AeroSekur è il seguente: “le pmi devono presentarsi da sole, ma solo se sanno puntare su innovazione e presentarsi come partner dei prime”.

Più complessa la situazione del comparto missilistico, che a causa di una certa avversione dell’opinione pubblica sul dual use dal civile al militare non ha grande supporto in ambito europeo. È quanto è emerso dalle parole di Claudio Ponzi, responsabile dello sviluppo business di MBDA. In realtà, MBDA rappresentà già di per sé un esempio di integrazione riuscita ed efficiente. L’azienda, leader mondiale nel settore missilistico, è controllata da Airbus Group (37,5%), Bae Systems (37,5%) e Leonardo-Finmeccanica (25%); le maggiori componenti sono integrate, così come le più rilevanti direzioni, totalmente unificate. Tuttavia, “la Commissione europea non ha fino ad oggi sponsorizzato attività per sostenere il settore missilistico”, ha detto Ponzi. La stessa azienda ha così preso iniziativa, redigendo il proprio Piano di Sostenibilità, una vera e propria pianificazione dello sviluppo e delle priorità, con la definizione di programmi, tecnologie, prodotti e finanziamenti.

Alla Casa dell’Aviatore sono emerse luci e ombre dell’attuale contesto di integrazione europea per l’industria della difesa italiana. Opportunità e preoccupazioni di un settore strategico per il Paese che vuole restare competitivo ed essere parte del dibattito anche in sede europea.

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