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L’Italia al lavoro sull’F-135, un business da 2 miliardi di dollari

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
15/04/2014
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È arrivato a Cameri, sede della final assembly line and check out (Faco), il primo motore dell’F-35, che nei prossimi mesi sarà installato sul primo velivolo costruito in Italia, uno dei 3 che attualmente si trovano in diversi stadi di assemblaggio nello stabilimento piemontese. Ma che cosa fa l’Italia per il motore dell’F-35? La situazione è ancora in divenire, anche se alcune aziende sono già dentro l’F-135, prodotto dalla Pratt & Whitney, mentre altre si stanno qualificando con il prime contractor per entrare nel programma.

Un po’ di storia

Per il caccia inizialmente erano previste due tipi di motorizzazione: l’F-135 di Pratt & Whitney – derivato dell’F-119, il motore che equipaggia l’F-22 – e l’F-136 di General Electric. A causa degli extracosti di sviluppo delle due varianti, sostenuti solo dagli americani e non dai partner, si è però optato per un’unica versione, quella offerta dall’F-135 abbandonando già funzionante al banco l’F-136, nel cui progetto era coinvolta l’italiana Avio, succesivamente acquisita da General Electric.

Il coinvolgimento italiano nell’F-135

L’azienda italo-americana tuttavia è già dentro l’F-135 ed ha contratti in essere per la produzione di alcune componenti fisse e rotanti del motore, così come coinvolte nel programma ci sono Piaggio Aero, Forgital ed Aerea, mentre altre aziende e precisamente Pietro Rosa, IFI e Simav si stanno qualificando con la Pratt per entrare, unitamente al consorzio S3Log, formato da Vitrociset e Selex ES. Stime precise sui ritorni industriali è ancora troppo presto per farle ma, per alcuni addetti ai lavori, si potrebbe arrivare a circa 2 miliardi di dollari, includendo il business delle parti di ricambio.

Anche Pratt & Whitney guarda con attenzione all’Italia

Le aziende che in questo momento si stanno qualificando come “second source” per il motore del caccia F-35 sono guardate dal prime contractor con molta attenzione, dal momento che – stando a quanto appreso da fonti industriali – l’esperienza consolidata di alcune Pmi italiane rappresenterebbe per la Pratt & Whitney “un asset potenziale utile a penetrare il mercato europeo”. A dimostrazione di questo interesse, alcune visite ad alto livello che il motorista ha svolto in Italia in questi ultimi mesi.

Gli ostacoli da superare

La situazione è come detto in divenire ed esistono di fatto alcuni ostacoli che andranno superati per poter allargare il coinvolgimento italiano anche sul motore, a cominciare dall’acquisizione di Avio da parte di General Electric e dalla definizione dei conseguenti diritti di salvaguardia della proprietà intellettuale con Pratt & Whitney. Inoltre non va tralasciata l’aspirazione dell’azienda ad allargare la sua presenza nelle cosiddette “parti calde” e, soprattutto, a divenire second source per la “scatola ingranaggi” dell’F-35, componente importantissima del motore, che Avio già fornisce per il caccia F-22. Altre problematiche sono invece di più facile soluzione e destinate ad essere risolte a breve, come i trasferimenti di stabilimento in atto delle società Aerea e Piaggio Aero.

Il polo logistico europeo

Unica certezza al momento è che Pratt & Whitney per la gestione del motore, così come Lockheed Martin per le parti strutturali ed avioniche del velivolo, avrà bisogno di un polo logistico in Europa, dove poter sostenere le future flotte di JSF. Le aspettative olandesi e norvegesi di poter gestire il motore entro i propri confini sono ben note, anche se per ora nessuno dei due Paesi ha cominciato ad investire concretamente sul programma, diversamente da quanto fatto dall’Italia con lo stabilimento di Cameri.

Olanda o Norvegia?

A favore dell’Olanda – ma questo secondo gli addetti ai lavori non escluderebbe dal tavolo la Norvegia – gioca la manutenzione dei motori dell’F-16, gli F-100, che Dutch Aero (società controllata da Avio-GE) esegue a Woensdrecht, in partnership con il ministero della difesa olandese. Anche in questo caso però andranno risolti i problemi di salvaguardia delle proprietà intellettuali per le lavorazioni sul motore F-135 e soprattutto bilanciare le chiare ambizioni norvegesi, che hanno dalla loro il fatto di aver già acquisito i primi velivoli e di avere in programma l’acquisto di un numero di F-35 superiore all’Olanda.

Il ruolo italiano

Stando a quanto appreso da fonti militari, il nostro Paese – all’indomani della riduzione attuata dall’Olanda nel numero dei caccia da acquisire -, si è detto pronto a continuare a facilitare la ricerca di sinergie europee ed anche “disponibile a fare da fulcro per la ricerca di un punto di equilibrio tra gli interessi olandesi, norvegesi ed anche di altri Paesi, eventualmente interessati ad avere sul proprio territorio una base logistica euro-mediterranea per la manutenzione dei motori”, necessaria ai 40 anni di esercizio del nuovo sistema d’arma.

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