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Come muta la geopolitica dei lanciatori spaziali

Di Valeria Serpentini
In In Evidenza
04/05/2016
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E’ stato presentato ieri alla sede dell’Agenzia spaziale italiana di Roma il report dell’European Space Policy Institute “The European launchers between commerce and geopolitics”. Il lavoro ha l’obiettivo di riflettere sulle prospettive di medio termine della strategia Europea di accesso allo spazio, anche alla luce delle decisioni prese in ambito Esa durante la ministeriale di dicembre 2014, punto di svolta fondamentale del settore. Il report contiene una serie di analisi qualitative sulle dinamiche sia commerciali sia politiche e i trend attuali e futuri della politica europea di accesso.

Con questo documento Marco Aliberti e Matteo Tugnoli, redattori del lavoro, forniscono importanti spunti di riflessione per agevolare lo sviluppo della competitività europea di lungo termine e ottimizzare i benefici politici derivanti dallo sviluppo strutturato e completo delle politiche spaziali legate ai lanciatori.

Le sfide da affrontare sono varie e tra esse figura la necessità di garantire una migliore sinergia nello sfruttamento dei lanciatori europei di riferimento – Ariane 5 (84 lanci dal 1996), Soyuz-ST (13 lanci dal 2011) e Vega (6 lanci dal 2012) – e un continuo monitoraggio della commercializzazione, a livello globale, di lanciatori sempre più competitivi.

Le aree principali di azione sono quattro: sviluppo dell’Ariane 6 e di Vega-C, aggiornamento della rampa di lancio di Kourou, sviluppo del Launcher Exploitation Accompaniment Programme (Leap) e del Future Launcher Preparatory Programme (Flpp). Il tutto premendo sulla massimizzazione degli elementi comuni alle tecnologie di riferimento e sulla creazione di sinergie tra i differenti segmenti di mercato, sfruttando l’eredità hardware in possesso dell’Europa e ottimizzando l’organizzazione industriale e una nuova governance di settore.

Per affrontare il tema è interessante osservare quali sono gli sviluppi in corso nei principali Paesi che operano nel mercato dei lanciatori: Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone e India.

In riferimento agli Usa oltre a una riaffermazione dell’imperativo di avere un accesso allo spazio con veicoli di costruzione americana e sfruttati da compagnie private, con sostanziale e continuo supporto pubblico, si evidenziano alcune criticità: il lanciatore Usa Atlas V fa affidamento su un motore di fabbricazione russa (RD-180); il ritiro dello Space Shuttle fa dipendere gli Stati Uniti dalla tecnologia russa per l’invio dei propri astronauti in orbita; il monopolio di United Launche Airlines per i lanci delle missioni di sicurezza Usa ha determinato un sostanziale aumento dei costi dei lanci che sono balzati a circa $400 milioni. Tuttavia, nel medio termine si prevedono sviluppi positivi con la creazione di motori Usa (il ché determinerebbe anche un calo dei costi dei lanci), il sostegno ad attività aziendali private come Space X che stanno erodendo il monopolio di ULA, il ristabilimento di modalità di accesso dell’uomo nello spazio e, infine, il grande interesse per lo sviluppo di tecnologie e veicoli di lancio riutilizzabili.

In Russia lo sviluppo è in corso ma reso più critico dalle difficoltà economiche attuali. Le policy mostrano interesse nella ricerca di una nuova autonomia di accesso allo spazio, soprattutto in considerazione della ormai interrotta storica cooperazione con l’industria spaziale ucraina e la necessità di alleggerire la propria dipendenza dal cosmodromo kazako di Baikonur. La prospettiva è quella di sviluppare una nuova famiglia di lanciatori modulari Angara e attivare nuovi cosmodromi come quello di Vostochny, da cui è di recente partito il primo lancio inaugurale. Il tutto condito dalla riforma della governance che vede il settore spazio rientrare sotto l’egida di un’unica agenzia che ha l’obiettivo di dare una risposta ai problemi qualitativi di sicurezza. A detta dei due ricercatori, le prospettive future del Paese sono comunque incerte e quindi bisognerà attendere per verificare l’affidabilità dei nuovi lanciatori.

Un Paese dalle forti ambizioni è la Cina. Tra gli sviluppi in corso c’è la creazione di nuove famiglie dei lanciatori Lunga Marcia e di un nuovo spaceport (attualmente in costruzione) che, trovandosi in zone molto meridionali, ha la potenzialità di offrire maggiori prestazioni in termini di capacità di lancio; inoltre, essendo localizzato in una zona non abitata (sopra il mare) è in grado di garantire maggiore sicurezza. E’ cosa nota che i lanciatori cinesi siano particolarmente economici, ma la loro presenza sui mercati internazionali è ostacolata dalle politiche di restrizione sull’export – in particolare l’Itar statunitense –, che però non hanno solo ostacolato l’export cinese, ma hanno dato una spinta al processo di indipendenza spaziale del Paese in termini di filiera di produzione e gestione dei lanciatori. A quest’ultimo riguardo, i ricercatori Espi hanno messo in evidenza la strategia cinese per aggirare gli ostacoli all’export: il Paese offre a terzi pacchetti completi che prevedono costruzione, lancio e supporto di terra ai satelliti, in cambio di risorse strategiche. Dinamica messa in campo ad esempio con il Venezuela.

Alla politica “aggressiva” della Cina in termini spaziali sta rispondendo un altro Paese dell’area: il Giappone. Interessante a riguardo notare come il focus sullo sfruttamento dello spazio sia passato dal concetto delle peaceful purpose a quello delle non-aggressive activity. Il Giappone sta sviluppando un mezzo pesante (H-III), che dovrebbe avviare le sue attività entro il 2020, e sta aggiornando il piccolo lanciatore Epsilon. Sviluppo interessante è legato alla nuova strategia di commercializzazione che prevede il supporto a Paesi terzi (come ad esempio il Vietnam) per lo sviluppo di satelliti di osservazione della terra da lanciare con lanciatore giapponese. Incerte le prospettive di sviluppo del Paese in termini spaziali, dipendendo lo stesso da dinamiche economiche non del tutto stabili.

Riguardo all’India, i suoi programmi sono essenzialmente per scopi civili (osservazione e telecomunicazioni). Entro il 2020 hanno la priorità di raggiungere una propria autonomia per l’accesso allo spazio. Attualmente è dotata di un lanciatore pensante nelle sue fasi finali di sviluppo (GSLV-Mk III) che si unirà al piccolo lanciatore PSLV che ha avuto molto successo nel mercato dei lanci dei piccoli satelliti. Nonostante le premesse positive del piccolo lanciatore, secondo il report Espi sarà difficile che il GSLV possa raggiungere un impatto di spessore sul mercato internazionale, soprattutto a causa dei bassi tassi di produzione e della necessità di soddisfare in primo luogo la domanda interna.

Gli altri Paesi con un accesso limitato alle orbite basse sono: Israele, Iran, Corea del Nord, Corea del Sud e Ucraina. Argentina e Brasile potrebbero avere la propria autonomia di accesso nella prossima decade, ma tutto dipenderà soprattutto dalla stabilità economica e politica.

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