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Da dove nasce l’ipotesi “Osprey” per la Difesa italiana

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
25/10/2014
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Secondo molti addetti ai lavori, i mutati scenari internazionali, così come le nuove minacce, sempre più asimmetriche, richiederanno non solo assetti più capaci, ma anche un impiego operativo massiccio delle forze speciali, destinate quindi ad avere un ruolo centrale nelle missioni occidentali, presenti e future. In questo quadro per gli osservatori rientra anche l’Italia, con Forze Armate che dovranno forzatamente assumere un atteggiamento “expeditionary” ed interforze (date anche le limitazioni nei budget della Difesa) per massimizzare lo sforzo e soprattutto minimizzare i costi.

È da questo filone che nasce e in cui va letta la recente offerta di Boeing all’Italia per quanto riguarda il suo convertiplano V-22 “Osprey”. In particolare, si tratterebbe di un’offerta integrata che riguarda non solo il velivolo multiruolo, in grado di combinare la velocità e l’autonomia di un aeromobile ad ala fissa con le prestazioni in decollo e in atterraggio di un elicottero, ma anche i quattro CH47F opzionati dall’Esercito italiano, in un quadro di supporto alle Forze Speciali.

Il convertiplano, di il cui primo cliente internazionale sarà Israele, viene proposto da Boeing Company sia a supporto delle operazioni delle forze convenzionali, che a quelle delle forze speciali. Nella fattispecie, secondo il costruttore, l’Italia potrebbe trarre un immediato vantaggio operativo dall’utilizzo dell’Osprey associato al CH47F. In quest’ottica “expeditionary” ed interforze, il V-22 potrebbe essere utilizzato anche dalla portaerei Cavour, che nell’ipotesi di Boeing potrebbe essere utilizzata come “porta forze speciali”, in attesa dell’arrivo dell’F-35 in versione STOVL.

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