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Visti da lontano

Di Nick Brough
In Columnist
31/07/2017
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Visti da lontano

Da “All-you-can-eat” a “All-you-can-fly”

Il modello americano dei ristoranti e tavole calde che propongono di mangiare quanto si vuole a prezzo fisso, diffuso in tutto il mondo, ha ispirato la nascita di compagnie aeree che offrono la soluzione “all-you-can-fly”. Un’iniziativa simile non poteva che nascere in California, come lascia intuire il nome stesso della prima compagnia del genere, la Surf Air di Santa Monica. Con un segmento di mercato ben identificato: persone che vogliono un servizio rapido, in aeroporti secondari in cui si sbrigano velocemente le file per la sicurezza e l’imbarco, ma che non possono (ancora) permettersi il proprio executive jet. Per usare i servizi ci si deve associare, pagando una quota fissa mensile. Fra i finanziatori, Eduardo Saverin, il co-fondatore di Facebook. Lo scorso mese Surf Air ha rilevato Rise, compagnia nata con la stessa mission, mentre i fondatori di Surf Air hanno da tempo lasciato la California per cercare fortuna con Beacon, costituita per portare il medesimo concetto sull’East Coast. Fra le destinazioni previste, Boston, gli Hamptons, White Plains e Nantucket: in altre parole i luoghi di lavoro e di riposo di un ceto sociale ben definito. Il sito di Surf dice che la quota mensile “parte da $1.950 al mese”, ma non specifica fin dove può arrivare.
Storie incredibili di animali a bordo

Alcune settimane fa i media hanno riferito che la Alaska Airlines non avrebbe più trasportato api dagli altri Stati degli Usa in Alaska. Urla e lacrime per i coltivatori e produttori di miele nel 49simo Stato. Qualche giorno dopo, la compagnia ha chiarito la questione. Erano bandite le consegne di un solo e specifico esportatore di api, nello Stato dell’Oregon, che per due volte non le aveva sistemate in maniera sicura. Alaska Airlines trasporta oltre 10mila kg di api ogni anno, senza fughe. Pensandoci, non è assolutamente il caso di scherzare sull’ipotesi che si liberino durante il volo. Venerdì 7 luglio, un normale pomeriggio all’aeroporto JFK di New York… Il
flusso si è fermato a causa di un’incursione in pista, anzi una quarantina di incursioni. Gli intrepidi avventori sono tartarughe marine della specie Malaclemys Terrapin, noto anche come “tartaruga dal dorso di diamante”. Una volta all’anno escono dalla baia Jamaica per attraversare la pista e raggiungere il luogo di nidificazione. Finita la migrazione annuale la pista è tornata in possesso ai grandi volatili motorizzati. Guai però se un alligatore osa passeggiare sulla pista. Il mese scorso un alligatore di oltre 3 metri è stato colpito da un aereo in atterraggio all’Orlando Executive Airport. L’aereo privato, un Piper Navajo, ha subito danni all’ala. Il rettile, a quanto pare, vedendo avvicinarsi l’aereo ha fatto un salto in alto, colpendolo. È morto a causa dell’impatto.
Lanciare una moneta nel motore in cerca di fortuna?

Sui rischi di volare, meglio cautelarsi prima di salire a bordo. Così ha pensato una signora di 80 anni che prima di salire la scala per imbarcarsi sul volo China Southern CZ380 all’aeroporto Pudong International di Shanghai ha buttato un po’ di monetine verso l’aereo. Una delle nove monete recuperate dalla polizia era entrata nel motore. Il volo avrebbe dovuto partire alle 12:40 alla volta di Canton, ma i 150 passeggeri sono rientrati nel terminal, in attesa del completamento dell’ispezione del motore. L’aereo è decollato alle 18:16, arrivando a destinazione con cinque ore di ritardo. Le nove monete ammontavano a 1,7 yuan, pari a poco più di 20 centesimi di euro.

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